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Marino: "Roma è dei romani, basta con i violenti"

Tolleranza zero con chi commette reati e più telecamere per Roma sicura Il Gip: "Di Vetta e Fagiano volevano lo scontro"

Un «no» secco all’illegalità arriva forte e chiaro dal sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, a pochi giorni dalla sigla di un nuovo patto per la sicurezza della città. E soprattutto «tolleranza zero» con chi commette reati, anche con chi, incappucciato trasforma proteste «legittime e anzi auspicabili per la vita democratica del Paese» in vere e proprie guerriglie. Sindaco Marino, il pacchetto di misure presentato dal ministro Alfano, se attuato, potrebbe rappresentare la svolta attesa per la sicurezza della Capitale, quali i punti più sensibili? «Sono estremamente soddisfatto del risultato ottenuto. Negli ultimi dieci mesi, ho partecipato come uditore al Comitato di ordine e sicurezza e in molte occasioni, ho sottolineato di quanto fosse difficile garantire a Roma quegli elementi di sicurezza fondamentali senza un ulteriore sforzo per un necessario coordinamento di tutte le forze dell’ordine. Così in una lettera del 18 aprile al ministro Alfano, che ringrazio per l’impegno mostrato, ho sottolineato i temi più urgenti come l’abusivismo commerciale, la prostituzione, la movida violenta e lo spaccio di sostanze stupefacenti. In una mia recente visita al quartiere Quarticciolo, due bambini di circa otto anni mi hanno portato a vedere delle case occupate dove, secondo loro, si svolgono attività di spaccio e prostituzione. Non si possono più tollerare queste situazioni». Quali proposte dunque? «Ad esempio sull’abusivismo commerciale non è possibile continuare a colpire sempre e solo il singolo venditore abusivo ma occorre andare a colpire, neutralizzare il sistema di smistamento della merce, come i magazzini di via dell’Omo. Per fare questo occorrono forze addestrate. Ancora, riterrei utile che il governo investisse in un sistema di videosorveglianza, già sperimentato a Londra, dove grazie a un investimento massiccio, si conta oggi su un milione di telecamere. Si tratta di un deterrente importante. Su questo faccio un appello, tramite il vostro importante quotidiano affinché anche i commercianti che giustamente si sentono minacciati dall’illegalità aderiscano a un progetto di videosorveglianza urbana». Negli ultimi tempi tuttavia sembra essersi acutizzata un altro genere di violenza quella nelle manifestazioni. I movimenti per la Casa, ad esempio, oltre a creare disagi enormi alla cittadinanza, sfociano spesso anche in violenza. «Voglio riaffermare tutto lo spirito democratico di Roma nel suo esercizio di Capitale della Repubblica che solo l’anno scorso ha ospitato oltre 1.430 eventi, la maggior parte dei quali sono state manifestazioni nazionali. Questo ha un doppio significato. Il primo che Roma non può farcela da sola, in termini di ordine pubblico ma anche di decoro urbano; il secondo che occorrono misure più drastiche per consentire a chiunque di protestare, giustamente e liberamente, ma senza violenza. Chi si infiltra nei cortei con cappucci o caschi va immediatamente allontanato e, se ha commesso reato, tratto in arresto». Questo vale anche per le violenze dentro e fuori gli stadi? «Certamente, anche qui altri paesi hanno fatto percorsi poi emulati dalle leggi italiane, come ad esempio l’Inghilterra. Non credo sia necessario, e neanche auspicabile, arrivare a togliere il passaporto a sospetti ultrà per impedirgli di andare a vedere la propria squadra all’estero, ma sono favorevole al daspo a vita per chi ha commesso gravi reati dentro o fuori gli stadi». Roma dunque da sola non può farcela. Ieri il premier Renzi ha detto che «se Roma farà la sua parte, il Governo non farà mancare il suo aiuto». Cosa ne pensa? «È esattamente ciò che stiamo facendo quotidianamente con Renzi e autorevoli esponenti del governo, come Delrio, Padoan, Madia, Lanzetta e i sottosegretari Legnini e Baretta, tutti consapevoli che Roma deve essere supportata nel suo ruolo di Capitale. Noi la nostra parte la stiamo facendo eccome. Approvare in giunta il bilancio entro aprile, riportando Roma alla normalità contabile, è un segnale importante. Un bilancio, vorrei sottolineare di equità e trasparenza. Per la prima volta abbiamo tagliato 117 milioni di euro di spesa corrente e, allo stesso modo abbiamo introdotto misure per il rilancio, come la realizzazione in 18 mesi di 1.072 alloggi popolari, quando in dieci anni ne sono stati realizzati appena 1.800. Ancora, 530mila romani saranno esenti dall’Irpef e se la seconda casa è utilizzata da un figlio con reddito Isee basso, pagherà come se fosse la prima casa». Ecco, adesso però lo slittamento del pagamento della Tasi a settembre potrebbe creare problemi di liquidità. «Per questo ho voluto tenacemente approvare il bilancio in giunta entro il 30 aprile, perché sapevo sarebbe arrivata la spada di Damocle della Tasi. L’Assemblea capitolina però ha deciso, giustamente in completa autonomia, di rinviare la discussione del bilancio a dopo le europee e io rispetto questa decisione». Ieri è stato costretto a firmare un’altra proroga di 120 giorni per Malagrotta. La questione rifiuti si risolverà mai? «Ho firmato la proroga perché non voglio assolutamente che Roma entri in emergenza. Mi sono impegnato personalmente nella verifica degli impianti di Cerroni, alcuni non andavano a "ritmo regolare", la vicenda poi è stata risolta dall’assessore Estella Marino e dell’Ad di Ama Fortini. Il problema dei rifiuti noi lo abbiamo affrontato e il progetto è quello di incrementare la raccolta differenziata e realizzare nel prossimo triennio un ecodistretto in grado di trasformare i rifiuti in energia». Domenica si vota per le Europee, per le quali si profila un derby tra il Pd, che è il suo partito, e il Movimento 5 Stelle di Grillo. Cosa ne pensa? «Credo che a Roma il Pd andrà molto bene, sono preoccupato per le isole, dove temo un’avanzata del voto grillino. Vorrei dire a tutti, a Roma, al Paese, alle Isole, di stare molto attenti, di non votare per progetti che rallentano la costituzione finale degli Stati Uniti d’Europa». Ripercussioni del voto sul governo capitolino, in molti parlano già di un rimpasto di giunta. «Il voto per le europee è del tutto distaccato dal governo della città, quindi non vedo come possano esserci delle ripercussioni. Sul rimpasto, non uso questo termine, mi sa di panificio». I sindacati hanno proclamato lo sciopero generale il 6 giugno sulla vicenda del salario accessorio. Roma si fermerà. Cosa ne pensa? «Io rispetto pienamente il diritto di sciopero, che va sempre garantito. Ritengo anche che per tutelare pienamente i diritti dei lavoratori dobbiamo risolvere, una volta per tutte, una questione che si protraeva colpevolmente dal 2008 e che la giunta precedente ha preferito trascurare o far finta di dimenticare. Bisogna formulare disposizioni normative per assicurare una retribuzione dignitosa e definire il nuovo trattamento accessorio del personale di Regioni ed Enti locali di tutto il Paese. Ecco, penso che con un approccio concreto si risolvano i problemi».

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