Antonino Saggio è docente di Architettura all’Università di Roma La Sapienza. Ormai da anni si occupa, insieme ai suoi studenti, dei cosiddetti urban voids (vuoti urbani), un tema sul quale ha studiato e scritto molto. I micro progetti elaborati riguardano la sistemazione di piazze e slarghi e altri progetti propriamente edilizi. Tutti interconnessi alla scala urbanistica dalla proposta di una UrbanGreenLine. Si tratta di un grande anello ecologico di circa nove chilometri che affronta insieme il tema del verde urbano e della mobilità sostenibile. È il professor Saggio a spiegarci quali sono i problemi relativi alla mancanza di utilizzo degli edifici dismessi. Professor Saggio, cosa comporta il non utilizzare questi edifici? «Non avere la capacità di usare le aree dismesse vuol dire sforare i confini e aumentare all’infinito l’area della città. Cosa che facciamo erodendo migliaia e migliaia di ettari. Questo accade perché purtroppo non abbiamo la capacità di sfruttare e utilizzare aree dismesse. Lo scorso gennaio, insieme all’Accademia Americana di Roma, ho tenuto un simposio sul consumo del suolo e delle periferie. Due problemi interconnessi». Quale beneficio potrebbe avere la comunità se si utilizzassero le aree dismesse? «In termini di guadagno il beneficio sarebbe enorme perché si smetterebbe di sprecare. C’è uno spreco sistemico folle. Sprechiamo sotto tutti i punti di vista. Sprechiamo perché non riusciamo a incamerare tasse, perché mangiamo nuovo territorio all’esterno e perché non utilizziamo i fondi disponibili. La cultura architettonica e urbanistica ha elaborato molteplici progetti ma poco o nulla è stato fatto in tal senso». Perché non si interviene per salvare e riqualificare questi edifici? «La scusa che sentiamo ormai da svariati anni è la mancanza di fondi. Ma questo non è vero. Sicuramente una grande responsabilità è da attribuire alla classe politica che non sa o non vuole fare bene il suo lavoro: accedere ai fondi, promuovere progetti. Lo dimostra il fatto che in altre città europee, come ad esempio Londra, gli edifici dismessi vengono recuperati e rappresentano una grande risorsa per la collettività. A Roma la situazione è ben diversa. Alcuni edifici dismessi che si trovano nella zona dell’Ostiense sono stati in parte recuperati grazie all’intervento dell’università ma è stato fatto molto poco rispetto a quello di cui abbiamo bisogno». Per quale motivo non esiste un censimento elaborato dalle amministrazioni Comunali «Il discorso si ricollega sempre al lavoro che deve essere fatto in un certo modo. Abbiamo svariate migliaia di edifici dismessi a Roma ma nessuna mministrazione si è mai preoccupata di fare una stima. Evidentemente quest’argomento non interessa alla politica».
«È la classe politica che non vuole salvarli»
Antonino Saggio è docente di Architettura all’Università di Roma La Sapienza. Ormai da anni si occupa, insieme ai suoi studenti, dei cosiddetti urban voids (vuoti urbani), un tema sul quale ha...