Attualità

Razzie milionarie Il business a Roma

Negli ultimi tre mesi rubate 208 tonnellate Blackout a treni, metro, telefoni e nelle case

Fermano i treni e «spengono» le città, danneggiando economicamente le imprese erogatrici del servizio e, di conseguenza, gli utenti, abituati a disagi sempre crescenti: i predoni del rame continuano a colpire soprattutto tra Roma e Lazio, stando agli ultimi dati che riguardano il sistema ferroviario prima regione in Italia per numero di treni coinvolti (574) e ritardi di viaggio accumulati (7,99 giorni). Sempre Rfi ha stimato, su scala nazionale nel primo trimestre di quest’anno, il furto di circa 208mila 412 chili di materiale, principalmente rame appunto, che pesano sul bilancio aziendale e quindi sulla collettività più di 2 milioni 300mila euro, tra danno diretto - lo stop del treno - e intervento manutentivo. I problemi non riguardano solo Ferrovie, ma anche Telecom, Enel. Nel 2012, la Direzione Centrale della Polizia Criminale ha promosso il protocollo istitutivo dell’Osservatorio nazionale sui furti di rame che si propone di monitorare ed intervenire su un fenomeno che ha ormai raggiunto cifre preoccupanti: Roma, dati alla mano, si conferma Capitale. IL RITARDO CORRE SULLE ROTAIE Partendo da Rfi, che nel Lazio conta circa 1.200 chilometri di rotaie, tra gennaio ed aprile sono stati accertati 48 furti di rame ai danni delle linee, interessati 733 treni per un ritardo complessivo di 14mila minuti, quasi 10 giorni. Si sommano, poi, le complicazioni derivanti dai tentativi di furto, sventati all’ultimo, in questo caso parliamo di 132 treni e 2.045 minuti di ritardo. Restando sulle cifre, i furti acclarati nel 2013 sono stati 231 (1 milione 521mila euro di danni), nel 2012 ancora meno, 210 episodi per un danno di 1 milione 441mila euro. Si moltiplicano, così, anche i disagi per gli utenti, ogni qualvolta si interviene sui cavi ferroviari, infatti, assieme all’allarme scattano le procedure di messa in sicurezza dei convogli. Le linee più colpite sono la FL2 Tiburtina-Sulmona, lo snodo Roma, l’alta velocità Roma-Napoli, la FL1 Orte-Fiumicino, infine la FL6 ed FL7 Termini-Cassino e Termini-Formia. Indicativi, se il tema è quello dei trasporti, anche i report di Atac, che negli ultimi tre anni, 2011-2013, segnalano la sottrazione di circa 25 chilometri di rame tra metropolitana e trenini, per una spesa che supera il milione di euro considerando il materiale rubato, 650mila euro, ed il costo della manodopera, circa 350mila euro. Come Rfi anche Atac ha concentrato i controlli itineranti lungo le linee, l’ultima volta a dicembre è stato per esempio sventato un colpo alla metro B Garbatella, e per l’azienda il trend sarebbe in diminuzione. QUARTIERI AL BUIO Come anticipato, la piaga dei furti riguarda tutte le aziende la cui rete è "alimentata" dal rame, a Roma anche Acea Illuminazione. Tra i primi a sollevare il caso di interi quartieri rimasti al buio, a fine anno, è stato il consigliere regionale Fabrizio Santori: «Le nostre richieste partivano semplicemente dal fatto che in intere aree della città non si accendevano i lampioni, pensavamo a qualche guasto o disservizio invece i dati ci hanno dimostrato quanto è ampio il problema, che Acea ha anche segnalato al sindaco Marino». Via di Brava in zona Pisana, largo Certaldo a Magliana, tra Casal Bertone e Tuscolano, Monteverde e Ponte di Nona: 196 furti solo nel 2013, in totale 62 chilometri di rete sottratti, fatto che ha causato lo spegnimento di oltre 1.700 punti luce. Da gennaio ad oggi, invece, più di 8 chilometri "spariti". Costo circa 500mila euro per la rete privata, 360mila per quella pubblica, mentre i punti più bersagliati restano le cabine di Laurentina, Torrenova, San Paolo e Castel Romano, importo 200mila euro. TELEFONI MUTI Anche Telecom, che aderisce all’Osservatorio, apre la pagina web dedicata all’oro rosso precisando che «il furto di rame è un fenomeno preoccupante». Come spiegano dall’azienda a Roma e nel Lazio c’è stata un’evoluzione: mentre in un primo tempo, 2011-2012, si trattava di "furti di sopravvivenza", per lo più nomadi che razziavano piccole quantità specie tra Pontina e Salaria che concentrano molti insediamenti industriali, ora si è passati dai cavi aerei a quelli sotterranei, e compreso il business si tenta il "colpo grosso". Sempre sulla Salaria, ad aprile, sono stati rubati oltre 150 metri di cavo interrato, riparazioni che ogni volta viaggiano attorno ai 50mila euro di spesa. MEGLIO LA PLASTICA Dalle grondaie agli ornamenti funebri, per esempio al cimitero Prima Porta, sempre più spesso si preferisce ripiegare sulla plastica, certo meno appetibile del rame. L’alternativa di Telecom è invece l’alluminio, che ha sostituito l’oro rosso nelle aree più critiche, interventi accompagnati da un sistema di segnalazione che, in caso di manomissione, automaticamente allerta anche le forze dell’ordine.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.