I bambini non lo avevano neanche pronunciato il suo nome nei primi racconti da cui scaturirono le denunce contro le maestre della scuola materna «Olga Tevere» di Rignano Flaminio, accusate di aver abusato dei piccoli alunni. E mai avrebbe pensato che sarebbe stata tirata dentro una storia che non è una storia, ma un incubo vissuto da svegli, finito da un punto di vista giudiziario ma destinato a durare per sempre. Silvana Magalotti, una delle insegnanti assolte, si sfoga con Il Tempo , parla di «film dell’orrore» e spera che ora potrà ricominciare a vivere. Un incubo finito o che, nonostante l’assoluzione, non finirà mai? «L’assoluzione darà la forza, a me e alla mia famiglia, per ricominciare ad affrontare la vita, stravolta da questa vicenda orrenda. Siamo persone per bene massacrate dai mass media. Abbiamo vissuto un film dell’orrore. Subire queste accuse lascia una traccia per tutta la vita. Sono stata anche fortunata ad avere una famiglia che non mi ha mai abbandonata. Perché chi rimane solo, in casi del genere che sconvolgono la dignità, si uccide. Nonostante le due assoluzioni, i pm sono ancora convinti della vostra colpevolezza. È ostinazione? «Dopo le prime indagini, condotte malissimo, ci ha dato ragione il Riesame, la Cassazione, i giudici di primo grado e ora l’appello. Forse i pm fanno solo il loro mestiere. Quello che so è che per avere il coraggio di ammettere di avere sbagliato bisogna essere una “grande” persona. Non c’era nessuna prova della nostra colpevolezza. In carcere ci hanno mandati per “scrollare le indagini”, come dissero. Ma non era possibile, perché non c’era nulla da far emergere. Sapevo che sarebbe stata una vicenda logorante, ma sapevo anche che sarebbe finita così. Però, mi creda, a volte la paura mi agguantava». La comunità di Rignano Flaminio non vi ha mai lasciati soli. «Alcune persone si sono infilate in questa storia allo scopo di strumentalizzarla per la propria visibilità personale. Gente che ha soffiato sul fuoco a discapito di persone per bene. Però la nostra comunità ci è stata sempre vicino. Ricordo ancora la fiaccolata sotto il carcere di Rebibbia. La sera dell’assoluzione casa mia era piena di persone che ci vogliono bene». Che pensa dei genitori che vi hanno denunciato? «Auguro ai bambini di avere una vita serena e felice, perché se la meritano nonostante i genitori che si ritrovano. Purtroppo ce li hanno e non li possono cambiare. Speravo che al primo sospetto sarebbero venuti a parlare con noi, invece sono andati dai carabinieri. Mi sono sentita tradita da persone che sapevano tutto di me. Quei bambini non li avrei mai sfiorati neanche con una parola». La stampa vi ha dipinti come «orchi» colpevoli. «Ho sofferto così tanto per tutto quello che scrivevano di noi. Ma ci sono stati anche giornalisti seri, che non si sono accontentati della “verità ufficiale”. Però a condannarci prima del processo sono stati soprattutto quei programmi tv del pomeriggio, quelli che parlano a un “popolino” che crede a tutto quello che la televisione gli propina». Lei non era mai stata menzionata dai bambini nei primi racconti. Il suo incubo è cominciato dopo. «Sono stata tirata nel caso dalla mia rappresentante di classe, diventata maestra grazie al tirocinio svolto proprio nella mia aula. La serpe in seno ce l’avevo vicino e non lo sapevo. Dovevo rimanerne fuori io, ma dovevano restarne fuori anche tutti gli altri, perché in quella scuola non è mai successo niente». Com’è possibile che dal nulla nasca una storia così mostruosa? «Davvero non lo so. Ci sono stati casi simili, come quello della famiglia McMartin in America. Sono “bombe” che ogni tanto la mente umana produce. Il sonno della ragione ha partorito questo “mostro”. Se solo i genitori fossero venuti da noi e avessero parlato con persone competenti. E invece hanno complottato. Il tribunale ha riconosciuto la loro buona fede. D’accordo, riconosciamogliela. Ma spero che ora riusciranno a lasciarsi il passato alle spalle, perché tutti noi abbiamo bisogno di ricominciare a vivere».
«Finito un incubo. Rassegnatevi basta complotti»
Parla l'insegnante Silvana Magalotti