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La Camorra cucina affari nel cuore di Roma

Neanche il tempo di archiviare la sentenza con cui, una manciata di giorni fa, venivano certificati gli interessi economico commerciali del crimine organizzato calabrese in trasferta a Roma che ieri,...

Neanche il tempo di archiviare la sentenza con cui, una manciata di giorni fa, venivano certificati gli interessi economico commerciali del crimine organizzato calabrese in trasferta a Roma che ieri, i carabinieri del comando provinciale su disposizione della sezione misure preventive del tribunale, hanno messo i sigilli ad altri locali (bar e gelateria principalmente) che secondo l’accusa erano stati acquistati da imprenditori (i fratelli Luigi, Antonio e Salvatore Righi) che avrebbero agito per conto del potente clan campano dei Contini. Quella conclusa ieri dalle forze dell’ordine è la continuazione dell’operazione dello scorso gennaio: operazione nella quale erano state arrestate 90 persone (tra cui gli stessi fratelli Righi) ed erano stati sequestrati 23 locali commerciali per una cifra molto vicina ai 250 milioni di euro. E se allora ad essere colpiti furono i locati legati al marchio «pizza Ciro», adesso, nel mirino degli inquirenti sono finiti quattro bar gelaterie tutte, naturalmente, in pieno centro: una in via Agonale (a due passi da piazza Navona), una in piazza Sant’Apollinare e un’altra in vicolo del Bottino (a piazza di Spagna, proprio accanto alla scalinata di Trinità dei Monti), a cui si aggiunge una ulteriore gelateria su via del Tritone. I locali erano formalmente intestati a una vecchia conoscenza nel campo del riciclaggio di denaro sporco in nome e per conto dei clan della camorra sbarcati nella Capitale: quel Alfredo Mariotti, già indagato dalla distrettuale antimafia di Napoli per concorso esterno e che secondo gli inquirenti avrebbe dato il via all’espansione romana del clan dei Contini all’inizio degli anni ’90. Secondo quanto emerge, i locali finiti nella rete della Dda erano intestati a un cittadino cubano e altri personaggi che sarebbero stati assoldati dal clan come «teste di legno» nel tentativo di nascondere agli inquirenti la vera proprietà delle attività commerciali. I locali comunque, tutti ben avviati e conosciuti al pubblico di romani e turisti, resteranno aperti e funzionanti sotto la guida di un amministratore giudiziale. Oltre alle gelaterie, le forze dell’ordine hanno poi messo sotto sequestro una serie di unità immobiliari nel napoletano (tre appartamenti e una manciata di terreni riconducibili ai Righi) e una società che si occupa della vendita di macchinari agricoli in provincia di Reggio Calabria. Quasi sette milioni il valore dei beni posti sotto sequestro con l’operazione di ieri, che si aggiungono alla lunghissima lista di attività commerciali che, nel corso degli ultimi anni, sotto stati passati al setaccio dalle distrettuali antimafia di mezza Italia.

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