Corruzione, truffa aggravata ai danni di Equitalia, bancarotta fraudolenta. Sono alcune delle ipotesi di reato contestate a vario titolo a 8 persone arrestate dai finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma. Sei sono finite incarcere, due ai domiciliari. Quindici finora le persone iscritte nel registro degli indagati. Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia anche un funzionario di Equitalia sud Lazio, Salvatore Fedele: in cambio di tangenti, avrebbe consentito a imprenditori e professionisti di sottrarsi al pagamento di ingenti somme all'erario. Fedele era stato sospeso dal servizio il 19 settembre 2013 a seguito delle perquisizioni dello scorso settembre e reintegrato poi lo scorso primo aprile. Gli altri raggiunti dalle misure cautelari sono Domenico Ballo, commercialista di Napoli intermediario della corruzione di Fedele, Mauro Carlini, commercialista e consulente del lavoro a Roma, Lucio Licciardi, imprenditore tra Roma, Napoli ed altre province, Paolo Conte, imprenditore tra Roma e Napoli, Antonio Conte imprenditore a Roma e Napoli ed altre province. Ai domiciliari sono finiti Vincenzo Comes, ritenuto prestanome di Lucio Licciardi e Paolo Conte, e Luisa Musto, moglie di Salvatore Fedele. Una ventina le perquisizioni negli uffici di Equitalia di Lazio, Campania e Calabria, due delle quali nei confronti di due direttori regionali che però non risultano indagati: il direttore regionale del Lazio, Alessandro Migliaccio, e quello della Calabria, Giovanbattista Sabia. Nelle perquisizioni di abitazioni e uffici sono impiegati oltre 70 militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza nelle province di Roma, Napoli, Caserta e Cosenza. Le indagini condotte dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria hanno fatto emergere un vero e proprio sistema truffaldino, garantito da episodi di sistematica corruzione e messa a disposizione delle pubbliche funzioni, che ha consentito scientificamente di non versare i dovuti milioni di euro nelle casse di Equitalia. Le somme sottratte allo Stato ammonterebbero a circa 17 milioni di euro. Il meccanismo era questo. Gli arrestati ottenevano la rateizzazione di un debito, beneficio che non avrebbero dovuto avere, con il pagamento dilazionato sì fino a un massimo di 72 rate mensili, congelando così la pretesa esattoriale e bloccando le procedure esecutive in corso, come sequestri e pignoramenti. Poi pagavano solo le prime rate per non decadere dal beneficio e facevano in modo che la loro posizione debitoria venisse monitorata sino al trascorrere di un anno dalla cancellazione del Registro delle Imprese.
Equitalia, 8 arresti e 15 indagati: tangenti per non pagare i debiti col Fisco
Tra gli arrestati un funzionario. Perquisizioni negli uffici Equitalia di Lazio, Campania e Calabria
