Forse presto si conoscerà la verità. È quello che dicono tutti, ora che il governo, dopo l’appello del presidente della Camera Laura Boldrini, ha deciso di togliere il segreto di Stato sul caso della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, uccisi 20 anni fa a Mogadiscio. E ora che i pm di Roma ha annunciato che acquisirà gli atti. Ilaria e Miran, dicono in molti, sono stati ammazzati perché scomodi, perché Alpi, con le sue inchieste, stava per svelare traffici di rifiuti tossici e di armi nella Somalia. Un omicidio premeditato, dunque, «mirato«, un agguato messo in atto da un commando ingaggiato a quello scopo. Ma la verità «ufficiale» che emerge dagli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta giunge invece a conclusioni completamente diverse: Ilaria e Miran furono uccisi da un gruppo di banditi che volevano derubarli. Fu questa la conclusione di quella commissione presieduta fino al 2006 dall’avvocato Carlo Taormina. Professor Taormina, dopo 20 anni il governo ha avviato la procedura per desecretare gli atti sull’omicidio. «Sono molto contento che si faccia chiarezza sul contenuto degli atti perché va bene per tutti. D’altronde, fin dalla conclusione dei lavori della Commissione d’inchiesta, dissi che era opportuno che tutti sapessero tutto, ma il presidente della Camera di allora, Pierferdinando Casini, era in disaccordo. La lettura degli atti sarà illuminante. Naturalmente per tutti coloro che vorranno valutare i fatti con obiettività». Molti si aspettano che la decisione del governo servirà a svelare quei misteri tenuti ben nascosti per due decenni. La sua Commissione d’inchiesta non fece, dunque, piena luce sull’omicidio? «Le nostre conclusioni sono basate sull’esame di tutti i testimoni e protagonisti del caso, sugli accertamenti fatti a Mogadiscio, sulla trapanazione del terreno dove si diceva fossero seppelliti i rifiuti tossici che sarebbero stati alla base dell’omicidio di Ilaria, sulla riesumazione del cadavere per stabilire quale fosse l’arma che l’ha uccisa, sull’individuazione della macchina, che abbiamo comprato coi soldi della Commissione per sottoporla alla valutazione della Polizia di Stato, che ha poi ricostruito la traiettoria dei colpi. Tutte queste cose sono servite a dimostrare che Ilaria e Miran furono vittime di un agguato di carattere banditesco. Non ci fu nessuna esecuzione, nessun colpo «punitivo». La ricostruzione fatta dalla polizia ha dimostrato che furono uccisi con un Kalashnikov da una distanza non inferiore ai quattro metri». Dunque fu un omicidio «casuale»? «La sera prima dell’omicidio ci fu una cena di giornalisti italiani, dove era presente anche Carmen Lasorella. In quella occasione venne fuori che per gli italiani e gli europei era pericoloso rimanere a Mogadiscio, perché lo scontro fra i "signori della guerra" era diventato troppo cruento, che muoversi lì era troppo pericoloso e che era facile cadere vittime di agguati di banditi rapinatori. Purtroppo né la Alpi né Hrovatin, che da una settimana si trovavano nella zona di Bosaso, erano presenti a quella cena. E così mentre tutti, allarmati, ripararono a Nairobi, loro due, da lì a poche ore, si sarebbero diretti proprio a Mogadiscio. Se solo la sera prima si fossero trovati insieme ai loro colleghi, se ne sarebbero andati via come gli altri e oggi sarebbero vivi». Eppure molti sostengono che la verità sia un’altra, legata alle inchieste «scomode» della Alpi. «Sono tesi che venivano e vengono sostenute senza nessun elemento probatorio in grado di sorreggerle. L’indagine medico legale fu eseguita dal professor Pascale, direttore dell’Istituto di Medicina legale dell’università Cattolica, gli accertamenti balistici e tecnici li ha fatti la polizia di Stato. Il nostro è stato un lavoro serio». Lei, dunque, accoglie positivamente la decisione di desecretare gli atti ma non si aspetta che vengano smentite le conclusioni della sua Commissione? «Nel modo più assoluto. Vede, il nostro lavoro è stato condiviso da tutti fino a che le convenienze politiche non sono tornate a essere prevalenti. Ma ora, direi finalmente, saranno anche le carte a confermare ciò che noi avevamo già scoperto. Aggiungo che le nostre conclusioni furono condivise anche dalla procura di Roma, che fece ulteriori accertamenti e archiviò il caso».
«Ilaria Alpi? È tutto chiaro, morì per una rapina»
Parla Carlo Taormina, ex presidente della commissione d'inchiesta sull'omicidio della giornalista: «Ok a desecretare gli atti, non ci sono misteri»
