Mattone dopo mattone crollano i muri, la storia, gli equilibri di un patrimonio storico-artistico unico al mondo. Un sito archeologico che è un'istantanea straordinaria di un passato remotissimo e rimasto intatto fino a oggi. Una città che ha attraversato i secoli indenne, e che ora si sgretola sotto la pioggia di qualche temporale. A vista d'occhio, a intervalli sempre più ravvicinati, le cronache ci raccontano di un'erosione continua, di un processo costante di distruzione a piccoli passi che può essere spiegato solo con con il peso letale di un'incuria inspiegabile. Oggi l'ultimo crollo. E' già il quarto dall'inizio del mese. Una piccola porzione di muro di una domus nella Regio V ha ceduto. Si tratta di un muro in pietra non affrescato che delimita una domus in un vicolo di via di Nola, alto circa un metro e lungo 1,5 metri. A cedere, la parte superiore. Il crollo e' stato segnalato questa mattina da un custode. Il tutto in un'area già interdetta al pubblico per altri cedimenti: quella via Nola dove già nei primi del mese parti di mura si erano sgretolate, in seguito all'ondata di maltempo che si era abbattuta un po' su tutta la penisola. Un crollo il primo di marzo aveva interessato pietre della spalletta del quarto arcone sottostante il tempio di Venere. Il giorno seguente era crollato un muretto di una tomba della necropoli di Porta Nocera. Il muretto, alto circa 1,70 metri e della lunghezza di circa 3,50 metri, serviva da contenimento del terreno in cui erano state poste le sepolture ed era pertanto costruito contro-terra. E poi il tre marzo il crollo in via Nola, nella Regio V, la stessa domus interessata dall'episodio odierno. Alcune pietre si erano staccate da un muro di una bottega adiacente a un'area non scavata: le forti piogge avevano causato un piccolo smottamento del terreno, che premendo sull'edificio aveva provocato la caduta di parte del muro. Le pietre erano grezze e tenute insieme da malta. In quell'occasione la procura di Torre Annunziata aveva aperto un'inchiesta per disastro colposo. L'area già era chiusa al pubblico. La sovrintendenza si era affrettata a far sapere che “i lavori d'intervento per risolvere il dissesto idrogeologico, previsto dal Grande Progetto Pompei, già in fase di assegnazione, dovrebbero risolvere definitivamente la grave questione”. Stessa rassicurazione che oggi, dopo un nuovo cedimento nella stessa area a distanza di poco più di due settimane, arriva dal ministero dei Beni e delle attività culturali: “Il Mibact ha disposto una perizia tecnica da parte dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro che invierà domani mattina un gruppo di esperti, coordinati dal direttore dell'Istituto, per verificare la data e le cause tecniche del cedimento. Il cedimento riguarda un tratto di muro di un ambiente all'interno di un'area interdetta al pubblico interessata da interventi di messa in sicurezza nell'ambito del Grande progetto Pompei che saranno realizzati entro il 2015”. E quindi, mentre la burocrazia farà il suo lento corso, Pompei continua a perdere pezzi. Il presidente della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, Giovanni Puglisi, aveva parlato di una situazione annunciata: “Non c’è più tempo da perdere dal punto di vista burocratico, occorre un piano di interventi straordinario, che metta in sicurezza l'intera area dal punto di vista geologico e geo-idrico perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero. Mi auguro che il ministro Franceschini riesca a ottenere un intervento straordinario del genere”. Lo stesso ministro aveva detto che “non bisogna più perdere tempo”. Poi però si è scoperto che per incapacità o semplice disinteresse politico, ci sono105 milioni di euro che l’Ue ha destinato proprio a Pompei e che non vengono spesi. Due giorni fa si è saputo che il 12 marzo era stata fatta la scoperta addirittura di un furto di un pezzo di affresco nella domus di Nettuno del diametro di circa 20 centimetri, raffigurante Artemide. I ladri avrebbero agito utilizzando un oggetto metallico a mo' di scalpello, clienti indisturbati di un improbabile supermercato dell'arte. All'indignazione generale è seguito la decisione del ministero dei beni culturali di adottare misure di rafforzamento della sicurezza con vigilantes specializzati, 30 nuove unità di personale da Ales Spa e accelerazione delle gare per la videosorveglianza e nuova recinzione. Ma a Pompei serve soprattutto un piano certo per il recupero e la messa in sicurezza delle strutture, che non può più attendere.
Ancora un crollo, il mese terribile di Pompei
Cede una porzione di un muro nella Regio V. E' il quarto episodio dall'inizio di marzo, dopo la scoperta del furto di affreschi
