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L’unica cura possibile è dei privati

di Umberto Broccoli Cadono i muri. È positivo quando vanno in crisi le separazioni ideologiche. Per i Beni Culturali è il contrario: rivela un'Italia attenta solo sulla carta al suo patrimonio...

Cadono i muri. È positivo quando vanno in crisi le separazioni ideologiche. Per i Beni Culturali è il contrario: rivela un'Italia attenta solo sulla carta al suo patrimonio storico. I mattoni antichi hanno anche il difetto di crollare sia da destra che da sinistra, con larghe intese di incuria. Si dice: manca la manutenzione. Una mancanza nata prima dei ruderi, perché tendenzialmente si preferisce l'inaugurazione. E così crollano i muri a Pompei, vengono giù parti delle mura di Roma e chissà quanti altri cedimenti altrove, dove questi fanno meno rumore. L'ultimo è a Roma, un tratto di mura nella zona dell' Appia Antica. Sempre a Roma c' è la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali e qui esisteva un ufficio di coordinamento voluto per rendere unitari gli interventi sui Beni Culturali della Capitale, perché la burocrazia tende a nascondere alla mano destra quanto fa la mano sinistra. Là era nato il «Progetto osservatori» per controllare proprio le mura di Roma e gli acquedotti, da sempre monumenti a rischio. Gli acquedotti, perché trascurati da secoli. Le mura aureliane, perché nate di fretta, affastellando materiali vari, inglobando monumenti più antichi fin dal momento della loro costruzione tra 270 e 275 dopo Cristo. Aureliano, l'imperatore, si deve sbrigare e le sue maestranze tirano su le mura in poco tempo, dimostrando sia la loro debolezza strutturale, sia la debolezza politica di Roma, recintata così dopo quasi mille anni. Da quel momento, Roma assomiglierà ad una città medievale, turrita, murata e con le porte presidiate. Il «Progetto osservatori» teneva sotto controllo questa macchina complessa e nata pericolante: con tutto quanto è necessario per prevenire. Il tratto di mura crollato era inserito fra quelli a rischio. Quel progetto non si limitava a conoscere, ma a stimare - per esempio - quanto occorrerebbe per restaurare completamente il circuito delle mura: dai quaranta ai sessantamilioni di euro. Un' enormità. E i soldi non ci sono mai stati. Ma chi gestisce i Beni Culturali non si può limitare a denunciare piangendo la mancanza o l'inadeguatezza dei finanziamenti. Deve trovare soluzioni altrove. E l'altrove era chiarissimo: i privati. Oggi lo dicono in tanti. Ieri, era quasi una bestemmia. Così con la pubblicità di cantiere è stata restaurata Porta Pia nel 2010. È stato possibile intervenire sui Propilei di Villa Borghese, accanto a Porta del Popolo, nonché contribuire ai lavori nel tratto di mura accanto a Porta Pinciana. Qualche vestale trovava (e forse trova ancora) sconveniente la pubblicità sui ponteggi. L'alternativa è nota: tutti giù per terra, come da filastrocca. Il modello, dalle mura è passato alle fontane: i cantieri sono in atto e il restauro del Tritone è terminato da poco. Ricordo anche qui qualche vestale pronta a biasimare o a prescrivere «va bene la pubblicità, purché non sia illuminata». Il burocrate supera Zelig, ma senza splendore. Fendi, poi, ha offerto risorse per recuperare di Fontana di Trevi, via via fino ad arrivare ad una quindicina di milioni di euro recuperati in un anno e mezzo: fatti impossibili a dimenticarsi se non con malafede. Al di là delle polemiche, forse occorrerebbe capire perché è stata soppressa l' unità di coordinamento. Perché si continuano a fare mostre e a progettare scavi: non servono novità, quando il vecchio crolla. Perché la nomina del sovrintendente è di là da venire, nonostante l' annuncio di un bando pubblico entro il mese di dicembre. Quando qualcuno risponderà a queste domande elementari, allora ci si potrà chiedere anche perché aver speso tempo, soldi e risorse nella cosiddetta pedonalizzazione dei Fori, nata per essere la più importante area archeologica del pianeta e diventata la più colta corsia preferenziale offerta al pianeta da Roma Capitale. * già sovrintendente capitolino ai beni culturali

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