Attualità

Una rivoluzione che ha riacceso la speranza

di Sarina Biraghi Un anno di Francesco. Un anno di rivoluzione. Un anno di empatia crescente: secondo l’Eurispe piace all’87% degli italiani. Il caldo accento sudamericano, la gestualità e la...

Un anno di Francesco. Un anno di rivoluzione. Un anno di empatia crescente: secondo l’Eurispe piace all’87% degli italiani. Il caldo accento sudamericano, la gestualità e la prossimità con le persone, hanno segnato il cambiamento. È cominciato con quel «buonasera» ai fedeli che in piazza San Pietro scattavano foto col cellulare, con quella talare bianca da missionario al posto delle vesti (e delle scarpe) rosso imperiale, con quella croce di ferro che già portava a Buenos Aires anzichè quella d’oro dei suoi predecessori e, soprattutto, con quel nome usato per la prima volta dai pontefici, il nome del santo poverello, il frate di Assisi che nel sogno di Papa Innocenzo III, reso immortale dall’affresco di Giotto, prova ad arrestare la rovina della Chiesa alzando le mani al cielo. L’inizio della rivoluzione del Papa, che i fratelli cardinali sono andati a prendere dalla fine del mondo, è nell’abbraccio storico con il papa emerito Benedetto XVI ma soprattutto è stare dalla parte dei poveri, evangelizzare e governare la Chiesa per ripulirne la veste candida dalla sporcizia. Una missione difficile per la quale Francesco ha chiesto da subito l’aiuto al popolo attraverso la preghiera. Ecco, la preghiera, fin da quel Padre Nostro recitato dalla piazza, è il nuovo stile pastorale di questo Papa, primo gesuita a salire sul soglio pietrino, quella preghiera che continua a chiedere ad ogni incontro, con grandi e piccini. Perché Papa Francesco è un pur sempre un uomo che sì, sta cambiando la visione evangelica, la Curia e le finanze vaticane, ma ha bisogno di conforto per fare ciò che gli chiede Dio, una Chiesa più credibile, non più chiusa in se stessa e sulla difensiva, autoreferenziale e troppo presa dalla mondanità spirituale ma che apre le porte per far uscire Gesù, per abbracciare i poveri, per arrivare alle periferie esistenziali. Un Papa semplice, che scalda il cuore quando invita a non aver paura della tenerezza, che costringe i politici alle responsabilità quando urla la sua vergogna davanti agli immigrati annegati. Non tragga in inganno la sua gentilezza. Quando in autunno ci sarà il sinodo straordinario su temi fondamentali come sessualità, famiglia, eutanasia sarà un teologo della Chiesa. Questo però non indebolirà il feeling con i fedeli, perché Papa Francesco è la novità che ha riacceso la speranza per la Chiesa e per il mondo.

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