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I geologi: «Il problema idrico era noto ma nessuno è intervenuto»

Loro, che studiano il sottosuolo, falde acquifere comprese, lo sapevano da tempo. E puntano l’indice contro gli amministratori. «I valori di arsenico riscontrati a Roma Nord non ci sorprendono»,...

Loro, che studiano il sottosuolo, falde acquifere comprese, lo sapevano da tempo. E puntano l’indice contro gli amministratori. «I valori di arsenico riscontrati a Roma Nord non ci sorprendono», spiega il presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio Roberto Troncarelli. Non solo. «Molti acquedotti della zona incriminata - aggiunge - presentano anche problematiche legate alla presenza di radon». Per Troncarelli, quanto emerso finora «è solo la punta dell'iceberg di una situazione critica, che denunciamo da anni. Quello dell'arsenico infatti è un problema con cui ci si confronta da decenni eppure gli amministratori pubblici hanno sempre mostrato la deprimente tendenza a sottovalutare le questioni ambientali. Tendenza che assume connotazioni pericolose quando, come in questo caso, investe aspetti afferenti la salute pubblica e la sicurezza dei cittadini». Nella nostra regione molte aree presentano concentrazioni di arsenico superiori a 10 microgrammi per litro, valore massimo che devono avere le acque per il consumo umano. Concentrazioni che sono peculiari delle aree dei distretti vulcanici del Lazio centro-settentrionale, Sabatino, Vulsino, Vicano, Cimino e Colli Albani. «Valori - sottolineano i Geologi - che non sono in aumento rispetto al passato poiché non dipendono dalle attività umane ma dalla naturale "contaminazione" che subiscono le acque attraversando i terreni vulcanici». Però, dato che le «soglie di accettabilità, definite da alcune direttive europee» sono, appunto, di 10 microgrammi/litro, ciò rende queste acque «fuorilegge». Eppure, «mentre le nazioni più virtuose si sono organizzate mettendo in campo programmi strutturali a lungo termine, investendo sulla qualità dell'acque attraverso impianti di trattamento e abbattimento di elementi nocivi, sulla questione arsenico l'Italia si è dimostrata miope: anziché puntare sulla prevenzione, su infrastrutture e su ricerca, si è pensato bene di chiedere deroghe alla Comunità Europea - continua Troncarelli - Ma l'ultima è scaduta e non ci è stato più concesso di proseguire sulla strada dei rinvii e delle irresponsabilità. Veramente un pessimo esempio di gestione amministrativa. I sindaci, i primi ad essere investiti da fenomeni igienico-sanitari locali, spesse volte lamentano casse comunali vuote salvo poi non farsi mancare risorse per la festa del santo patrono o i giochi pirotecnici di ferragosto o iniziative senza alcuna valore sociale». Ci sono, è vero, anche esempi virtuosi: «Per un problema di emissione di anidride carbonica dal sottosuolo, tempo fa la Regione Lazio ha approvato una delibera che vieta ai comuni di Castel Gandolfo, Ciampino, Marino e a tre Municipi romani, a seconda della concentrazione di anidride carbonica, la realizzazione di piani interrati. Un’iniziativa lungimirante - conclude Troncarelli - poiché tutela preventivamente la pubblica sicurezza».

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