Pompei crolla. Oramai gli italiani non badano più ai danni che subisce il nostro patrimonio archeologico. Oramai gli italiani vivono in uno stato di nervosa rassegnazione. E intanto dalle mura etrusche di Volterra a quelle romane di Pompei crollano, il nostro patrimonio archeologico si disintegra. Va bene, penserà qualche arguto politico, in fondo il nostro è quello più grande del mondo, muro in più, uno in meno, non si vede il dramma. Ed è proprio questo immenso patrimonio di arte che potrebbe essere il petrolio della nostra economia, potrebbe essere calamita di turismo internazionale e di valuta pregiata, di nascita di nuovi posti di lavoro e di entrate per le casse dello Stato. Invece no. Soffocato dalla burocrazia il patrimonio artistico nazionale muore di una morte lenta, in agonia, abbandonato a sé stesso o alla mercé di vandali, tombaroli e intemperie. Pompei è solo la punta di un iceberg, solo la sintesi delle potenzialità e nel contempo dei problemi in cui versa il nostro “petrolio”. Incapacità o disinteresse politico, burocrazia contorta e soffocante che, per esempio, non permette nemmeno di spendere i 105 milioni di euro che l’Ue ha destinato proprio a Pompei, stanno affossando un patrimonio dell’Italia e dell’umanità e, un intero settore dell’economia nazionale. Tale situazione è ben fotografata nel rapporto sullo stato dei beni culturali italiani redatto da FareAmbiente. Il mio appello, visto che proprio la cittadina vesuviana è patrimonio dell’Unesco, è che le organizzazioni internazionali si mobilitino e facciano pressioni affinché il governo italiano prenda seri provvedimenti ed eviti la distruzione di questo prezioso bene archeologico. La mia opinione è che bisognerebbe ripensare l’organizzazione dell’apparato amministrativo che gestisce una così grande risorsa. I funzionari e dirigenti, formatisi negli anni 70-80, hanno solo la cultura della conservazione fine a sé stessa, non alla valorizzazione turistica e commerciale dei beni di cui sono responsabili. Bisognerebbe piuttosto pensare a incentivi per quei sovrintendenti e quei direttori di musei capaci di raggiungere determinati obiettivi in termini di visite e di manutenzione delle strutture. Il museo non può continuare a essere solo un luogo di mera conservazione ma deve evolversi a luogo di comunicazione culturale. Spero che il nuovo ministro Dario Franceschini sia un po’ più presente e che faccia del turismo culturale uno dei suoi punti di rilancio dell’economia italiana.
Pompei crolla ma non riesce a spendere 105 milioni dell’Ue
Pompei crolla. Oramai gli italiani non badano più ai danni che subisce il nostro patrimonio archeologico. Oramai gli italiani vivono in uno stato di nervosa rassegnazione. E intanto dalle mura...