Il possesso vale nove decimi del diritto. La cruda lezione di Stalin non è mai stata dimenticata dalla Russia sovietica e postsovietica, e sicuramente non è ignota a un Vladimir Putin che proviene dai ranghi del Kgb. L’invio di truppe in Crimea ( «un incredibile atto di aggressione», l’ha bollato il segretario di stato Usa John Kerry in diretta tv) innesca la reazione di Kiev che richiama i riservisti, circa un milione,per rimpolpare i ranghi di un esercito che nelle zone russofone ha fatto registrare diverse defezioni. Il presidente Barack Obama ha telefonato a Putin per raffreddare il clima incandescente, e poi ad alcuni leader europei alla ricerca di una soluzione negoziale che salvi tutto, anche la faccia. Ma credere che la Russia, dopo aver mostrato i muscoli e soffiato sulla brace nazionalista possa ritirarsi, come ha sollecitato il presidente degli Stati Uniti nella telefonata di un’ora e mezza al Cremlino, è assai difficile. L’Ucraina afferma di volersi difendere, la Russia proclama a sua volta di difendere i suoi interessi dal nuovo corso di Kiev. In Crimea, poi, l’accelerazione è spiazzante. Il premier filorusso Sergeij Aksionov ha istituito ieri la Marina da guerra della repubblica autonoma affidata al contrammiraglio Denis Berezovskij: è lo stesso che sabato era stato nominato comandante della Marina di Kiev e ieri è stato rimosso per alto tradimento. Queste situazioni, per l’Ucraina, non sono una novità. La crisi di oggi è figlia di nodi irrisolti del passato. Il Cremlino ha sempre considerato Bielorussia e Ucraina come il giardino di casa. Da gestire col bastone e con la carota. Come con le forniture energetiche, quando Putin apriva e chiudeva i rubinetti del gas stringendo e allentando il cappio russo dal collo di uno stato gracile e lacerato nell’anima come l’instabile Ucraina indipendente. Ucraina, uguale marca di confine: un destino nel nome. Suddivisa tra impero russo e austro-ungarico, non era un’entità territoriale come non lo era da quello etnico-culturale e religioso (ortodossi, ebrei e uniati). La rinascita avviene sotto l’egida della Germania, con Pavlo Skoropadskij, che non parla neppure ucraino, poi con i tentativi di svincolarsi dall’onda della riconquista bolscevica e zarista e dalle mire federaliste ed egemoniche della Polonia del Maresciallo Jozef Pilsudski, con il flebile Volodymyr Vynnycenko, il leader nazionalista Symon Petljura e l’ingestibile anarchico Nestor Machno. Ucraina tirata per la giacca dai bianchi del generale Anton Denikin e dai rossi di Lev Trockij, nell’incapacità delle Potenze di incanalare il magma orientale. Kiev, la capitale, nel 1919 ha cambiato padrone per ben 15 volte. Quando l’Ucraina ricade sotto il controllo di Mosca, Lenin con la Pace di Riga ha dovuto consegnare alla Polonia vittoriosa i territori storici polacchi, che però in Russia considerano come Ucraina e Bielorussia occidentali. Stalin se li riprenderà sulla carta il 23 agosto 1939 col Patto Ribbentrop-Molotov, "manu militari" il 17 settembre e "de iure" a Jalta, nel 1945. Nel mezzo, l’invasione tedesca e la pagina imbarazzante del fattivo collaborazionismo ucraino allo sforzo bellico hitleriano e alla macchina dello sterminio. Al "tradimento" ucraino Stalin replicherà con spietatezza; d’altronde c’era stata la sua cinica visione politica dietro all’Holomodor, il grande genocidio con le carestie pilotate a tavolino. La resistenza ucraina antisovietica si trascinerà con sussulti e spasmi fino al 1956, nella quasi totale indifferenza occidentale. Due anni prima Nikita Chrušcëv aveva "regalato" la Crimea all’Ucraina, dove nel 1944 Stalin aveva ordinato le deportazioni di massa, con la pulizia etnica e la russificazione forzata della penisola. Oggi Putin preme sull’acceleratore. Né lo sdegno dell’Europa può essere considerato dal Cremlino un deterrente a una politica che ha seguito il suo corso, sempre nella stessa direzione. Indifferente ai venti di guerra che soffiano sempre più forte in una strategia della tensione che ha già un vincitore.
Tra Ucraina e Russia escalation militare
Kiev mobilita i riservisti: vicino al disastro. La Crimea istituisce la Marina Obama telefona a Putin. Mosca replica l’epoca zarista e quella sovietica
