«La grande bellezza», Italia col fiato sospeso per l’Oscar. Il film ha spiazzato le giurie di mezza Europa, vincendo anche il Golden Globe. Pellicola-rivelazione dell’anno, ha incantato il pubblico per la sincerità del racconto. Mondanità e affini (compresi i giornalisti mondani) sono stati messi all’angolo. Via Veneto è deserta, e il mondo è pieno di soubrette in completo disfacimento psicofisico. Il fondotinta non copre le rughe (anzi, le accentua), soprattutto della signora attempata e in ghingheri per l’evento del giorno. I buffet quasi si sovrappongono, ed è aperta la caccia al personaggio più strano, quello borderline, del buffo. Il monologo di Jep Gambardella sulla terrazza, rivolto a quella che poi diventerà la sua donna («ma quale madre e moglie, che esci tutti i lunedì sera, che manco gli spacciatori di popper») merita l’Oscar. E anche Verdone, che pure ce la mette tutta ad aggrapparsi a uno stile di vita stile-Jep. Il locale notturno è aperto, ma guarda caso è talmente pieno di spogliarelliste da far venire il voltastomaco. Nell’epoca del tutto e troppo, nel film-simil Dagospia, la realtà sembra superare l’immaginazione e, quelli che sembrano fotomontaggi e invenzioni, in realtà non lo sono neanche per sogno. «La grande bellezza» rende giustizia al cinema italiano, lontano dalla statuetta dai tempi de «La vita è bella» di Benigni e Piovani. Sulle orme di «Nuovo cinema Paradiso» e «Mediterraneo» di Salvatores.
LA GRANDE BELLEZZA
Il Bel Paese rimane col fiato sospeso per l’assegnazione degli Oscar. Stanotte il verdetto: Sorrentino, già premiato ai Golden, tra i favoriti
