Attualità

L’ira di Schettino contro i giornalisti

«Inchino e abbandono? Non capite un c....»

A poco più di due anni dal naufragio della Costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 e che causò la morte di 32 persone, l'ex comandante Francesco Schettino è tornato sull'isola del Giglio. È sbarcato mercoledì sera da un traghetto e chi ha fatto il viaggio con lui ha raccontato di averlo visto commosso mentre si avvicinava all'isola. Poi ieri mattina, dopo aver passato la notte in un appartamento preso in affitto, ha partecipato al sopralluogo integrativo dei periti sul relitto della nave. «Viviamo questo momento, come tutti gli altri momenti di riaccensione mediatica, con la speranza che sia breve» ha sottolineato il sindaco del Giglio Ortelli che noncomunque incontrato Schettino. L'ex comandante della Concordia, è tornato così a bordo della nave, per la prima volta, a distanza di due anni dal disastro. Era stato lui a fare domanda durante l’udienza di lunedì scorso in Tribunale e i giudici hanno dato il consenso. Sulla nave, insieme a Schettino, il collegio peritale del Tribunale di Grosseto, magistrati, consulenti e legali. Giaccone di pelle scuro e occhiali da sole, l'ex comandante, è salito a bordo dal ponte 11. Non ha potuto avere una partecipazione attiva, cioè interloquire con i periti del tribunale. Nel dare l’ok alla «visita» il presidente della corte, Giovanni Puliatti aveva sottolineato che Schettino ci sarebbe andato «come imputato e non come consulente». Il sopralluogo di ieri, dopo quello del 23 gennaio scorso alla plancia di comando della nave, riguardava il generatore di emergenza. I periti volevano accertarsi se la sera del naufragio il generatore funzionasse regolarmente o meno. Al suo rientro dalla Concordia (il sopralluogo è durato tre ore) Schettino ha spiegato di aver chiesto di tornare al Giglio e di voler salire sulla nave spinto «dalla voglia di verità». L'ex comandante, infatti, sostiene che a contribuire alla tragedia siano stati proprio i generatori difettosi e l'equipaggio mal addestrato. «Sulla nave ho dato il mio contributo tecnico di comandante ai miei consulenti tecnici che serviranno per l'esito finale delle perizie, sulla base delle quali, si individueranno le responsabilità. Io ci sto mettendo la faccia. Non posso dare nessuna spiegazione tecnica, per questo esiste un collegio peritale» ha ribadito ai giornalisti assiepati. Più che un incontro s’è trattato di uno scontro con momenti di grande tensione. Schettino ha risposto irritato a chi gli chiedeva se, dopo la tragedia, rifarebbe l’inchino. «C'è la telecamera nel processo che trasmette 24 ore al giorno, ascoltate quello che si dice nel processo? Sapete fare un distinguo tra un inchino e un passaggio ravvicinato?». E a una domanda sull'abbandono della nave ha replicato stizzito: «Se parla ancora di abbandono della nave non ha capito un ca...» E incalzato dalle domande ha aggiunto: «Le sensazioni lasciamole stare. Alcuni hanno patteggiato e ammesso le proprie colpe, io ci ho messo la faccia e sto facendo un processo». Un pensiero anche per la popolazione del Giglio che da due anni convive come in unincubo con la presenza del relitto davanti al porto. « Mi auguro che la nave vada via al più presto e che ci sia finalmente una ripresa turistica del Giglio, lo auguro con tutto il cuore a questo posto» ha affermato al termine del sopralluogo . «È in corso un processo - ha spiegato - la nave è custode di tutti i segreti, un processo con le modalità con cui si sta svolgendo ci farà capire bene e ci toglierà tutti i quesiti». «Bisogna capire cosa è successo in modo corretto e onesto». A una domanda sulle sue colpe Schettino ha risposto: «Quando il processo, la Cassazione, mi darà le mie colpe io le dirò una a una, al momento no».

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