L’incubo è finito. Nel giorno del compleanno dei suoi due gemellini, Raniero Busco può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Un sospiro lungo sette anni, quelli durante i quali ha vestito i panni dell’indagato e dell’imputato, poi del condannato e, infine, è stato riconosciuto innocente. La Suprema Corte ha posto il sigillo finale sulla vicenda personale dell’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, anche se il delitto di via Poma resta un «giallo» e l’assassino non ha ancora un nome e un volto. Per la prima sezione penale della Cassazione, comunque, il ricorso della procura generale contro l’assoluzione in secondo grado dell’operaio di Morena va rigettato. Busco non è un assassino, i giudici della Corte d’assise hanno sbagliato, quelli della Corte d’Assise d’appello avevano ragione. La pubblica accusa ne esce sconfitta, con gravi perdite, come si dice. Raniero, la moglie Roberta e i due figli possono riprendersi la loro vita, «congelata» dal 2007 dalla nuova inchiesta sul delitto avvenuto nel rione Prati quel maledetto martedì del 7 agosto 1990. Oggi non erano in Aula anche se Roberta, durante il dibattimento, ha voluto postare un messaggio sulla sua pagina Facebook. Ora l'attesa è finita. La vita può riprendere.
Via Poma, finisce l'incubo di Raniero Busco
La Cassazione conferma la sentenza d'Appello che aveva assolto l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni nell'aprile del 2012
