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È il momento di «chiacchiere» dolci e fritte

Il Carnevale tra castagnole e frappe

A Roma sono le frappe, i milanesi le chiamano chiacchiere, in Toscana si dicono cenci. Sta di fatto che non è Carnevale senza la fragranza di queste sottilissime sfoglie di pasta fritta cosparse di zucchero a velo. Non a caso sono diventate il dolce simbolo di questo periodo. Tracce delle loro origini si ritrovano addirittura nell’antica Roma, quando in occasione dei momenti di festa si usava preparare le «frictilia», sfoglie di farina di mais, fritte nel grasso di maiale e addolcite con il miele. Del resto, se il Carnevale si rifà, per il suo significato etimologico, alla tradizione cristiana medievale del «Carnem levare», ovvero l’astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, la sfrenatezza e il divertimento che ne contraddistinguono i festeggiamenti sono da ricercare ancora più lontano nel tempo, e proprio nelle feste pagane. In particolare nelle Dionisiache greche e in quelle romane dei Saturnali, durante le quali, per celebrare il dio Saturno, il normale ordine delle cose veniva sovvertito, la vita quotidiana sospesa, le differenze sociali eliminate con il permesso per trasgressioni e travestimenti che beffavano la propria identità e quella altrui. Se oggi i più celebri festeggiamenti sono rimasti quelli di Venezia e Viareggio, pochi sanno che anche il Carnevale romano ha avuto il suo momento di sfarzo, sopratutto nella Roma papalina, quando Piazza del Popolo era il punto di partenza per l’attesissima corsa selvaggia dei cavalli berberi. Il desiderio di celebrare l’abbondanza, ha trovato nella Capitale e in tutta Italia, il suo altare più indicato sulla tavola, specialmente quella del Martedì Grasso, ultimo giorno utile per concedersi piaceri e sfizi prima della Quaresima. E allora le specialità gastronomiche del Carnevale non potevano che essere condite, arricchite,«ingrassate». Come la pignolata siciliana, dolce cosparso da una «colata» di glassa al cioccolato o le succulente lasagne di carnevale napoletane, uno schiaffo alla miseria… E alla dieta. Insomma, se Arlecchio e Pulcinella hanno ceduto la scena a Peppa Pig e alle Tartarughe Ninja per le maschere dei più piccoli, il «vecchio pazzo carnevale» continua a significare tempo di festa e leccornie, soprattutto a tavola, anche per i più grandi. E allora via, da nord a sud, con fritole, castagnole, graffe, e chi più ne ha… più ne frigga.

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