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Discariche, soldi e assunzioni. Trema la politica

Il re dell’immondizia Cerroni indagato per corruzione. L’indagine si allarga pericolosamente

La corruzione entra nell’inchiesta sul «sistema rifiuti». E il mondo della politica trema. Dietro gli atti amministrativi per ottenere l’autorizzazione del gassificatore di Albano Laziale ci sarebbe stato un accordo tra Manlio Cerroni e l’allora dirigente regionale Arcangelo Spagnoli: l’assunzione «come alto dirigente in Coema», il consorzio formato da Ama, Acea e Colari di Cerroni, che avrebbe poi gestito lo stesso impianto. La nuova ipotesi di reato, imputata all’imprenditore ai domiciliari dal 9 gennaio, è finita nel fascicolo d’indagine del procuratore capo Giuseppe Pignatone e del sostituto Alberto Galanti. C’è un nuovo testimone chiave nell’inchiesta, che ha fatto luce non solo sul supposto «scambio corruttivo» ma anche su alcuni spaccati – tutti da verificare - che riguarderebbero le due aziende pubbliche, unite nel consorzio Coema. Sullo sfondo di questa vicenda c’è il tanto agognato gassificatore di Albano, un impianto che fino al dicembre 2007 non era previsto nel piano regionale, ma che attraverso atti amministrativi predisposti anche da Spagnoli e firmati dell’allora governatore e commissario per l’emergenza rifiuti Piero Marrazzo, finisce per essere approvato il 22 ottobre 2008. In dieci mesi - stando alle articolate e precise indagini dei carabinieri della Tutela ambiente, al comando del «capitano Ultimo», al secolo colonnello Sergio De Caprio – si scatena il cosiddetto «sistema», anche grazie alle accondiscendenze del Pd, che promuove il gassificatore in una riunione ristretta al partito, malgrado la valutazione d’impatto ambientale negativa. In particolare, tra dicembre 2007 e gennaio 2008 Marrazzo dà il via libera al gassificatore «illecito» con due diversi decreti emessi in qualità di commissario. Due atti che, tuttavia, non avevano motivo d’esistere in quanto la lista regionale dei siti dove potevano sorgere gli impianti non prevedeva Albano. A maggio 2008 in una riunione del Pd viene approvato un documento che risulterà fondamentale per la «politica imprenditoriale di Cerroni». Con l’atto si gettano le fondamenta per il decreto commissariale n. 24 del 24 giugno 2008, che consentirà di far rientrare anche Albano nella lista regionale. Da giugno a ottobre lavorano sodo i tecnici, in particolare Spagnoli, l’avvocato di Cerroni, Avilio Presutti e il legale rappresentante del Coema, Luciano Piacenti. Così, il 21 ottobre 2008 il dirigente regionale Luca Fegatelli invia una lunga relazione esplicativa a Marrazzo. Tutti i contorni del progetto di Albano che, il giorno successivo, l’ex governatore avrebbe dovuto firmare e portare al voto in Consiglio regionale. Sul punto Marrazzo, ascoltato il 26 novembre 2010, ha detto: «Non ricordo nulla in ordine alla sottoscrizione dell’ordinanza del 22 ottobre 2008. Non ricordo neppure di averla firmata. Qualcuno me l’avrà sottoposta dicendo che era necessaria sottoscriverla, ma non ricordando l’atto. Non entravo nel merito amministrativo di provvedimento di questo tipo e sulla effettività dei loro presupposti». Marrazzo, dunque, sembrerebbe nascondere la verità e, soprattutto, il contenuto della relazione esplicativa che il 21 ottobre riceve da Fegatelli. Il decreto commissariale n. 24 del 24 giugno 2008, inoltre, è interessante anche per un altro aspetto. L’atto, che doveva essere votato dal Consiglio regionale, era destinato a illustrare i criteri per la definitiva fuoriuscita della Regione dall’emergenza rifiuti. Tuttavia al suo interno c’era anche il progetto di Albano. Gli investigatori sono entrati nel merito della votazione in Consiglio regionale del decreto commissariale, che farà rientrare anche Albano Laziale nei siti dove si potrà costruire il gassificatore. Ma la parte dedicata a questo impianto sarà «citata» addirittura nella didascalia di una tabella, e riassunta in 5 righe alla fine del documento. Secondo gli investigatori, «il 24 giugno il presidente della Regione e commissario delegato all’emergenza ambientale, Marrazzo, illustrava al Consiglio regionale un documento contenente le misure necessarie alla definitiva fuoriuscita della Regione dalla situazione emergenziale in tema di gestione dei rifiuti. Questo elaborato era ufficializzato nel decreto commissariale n. 24. Questo - concludono gli investigatori - veniva approvato e automaticamente otteneva una copertura politica».

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