Pilota dell’Ethiopian Airlines dirotta il volo Addis Abeba-Roma. E scatena il panico nei cieli. Perché quel Boeing 767-300 che all’improvviso, sorvolando il Sudan, cambia rotta e punta verso l’Egitto fa pensare a un atto terroristico. Il volo ET 702 della compagnia etiope sarebbe dovuto atterrare a Fiumicino alle 4.40 di ieri mattina per poi fare tappa a Malpensa. Il decollo da Addis Abeba a mezzanotte e mezza, le 22.30 in Italia. Mentre a bordo le hostess stanno servendo la cena, il co-pilota Hailemedehin Abera Tagegn, 31 anni, si barrica nel cockpit. Il comandante in quel momento non c’è. È andato in bagno. E lui ne approfitta per mettere in atto il dirottamento con l’obiettivo di chiedere asilo politico alla Svizzera. In patria non vuole tornare. Teme per la propria sicurezza, racconterà più tardi alla polizia elvetica. La cena corre veloce e i 202 passeggeri a bordo, di cui 140 italiani, non comprendono subito quanto va accadendo. Qualcuno nota il comandante che esce dalla toilette e va a sedersi sulle poltrone della business class. Non è riuscito a rientrare in cabina e, forse, non vuole scatenare il panico tra i viaggiatori. «Non ci siamo accorti del dirottamento ma abbiamo temuto che l’aereo stesse precipitando, faceva manovre strane», racconta Diego Carpelli, 45 anni,romano di ritorno dalle vacanze in Kenya con la moglie, la madre e due figli. Nei cieli dell’Egitto il co-pilota informa del dirottamento la torre di controllo di Abu Simbel, non chiede però di atterrare e si dirige verso lo spazio aereo della Libia. Quindi sorvola Malta ed entra in Italia. «Sapevamo che stava arrivando un velivolo oggetto di dirottamento - raccontano gli uomini radar dell’Enav - Come prevedono le norme in questi casi abbiamo allertato l’Aeronautica militare». Da Gioia del Colle, vicino Bari, si sono alzati in volo due caccia Eurofighter Typhoon del 36° Stormo con l’ordine di intercettare l’aereo. Il jet africano sicuramente nota la «scorta» ma non manifesta intenzioni ostili. I caccia si limitano così ad accompagnarlo fino al confine e a consegnarlo alla Difesa aerea francese, nel frattempo avvertita. Alle sei del mattino, sempre scortato, l’aereo etiopico è sopra Ginevra. E scatta la paura. Perché il jet torna a fare manovre insolite. Va giù in picchiata e poi risale. A secco di carburante, alle 4 il co-pilota chiede di scendere nello scalo per fare rifornimento. Mezz’ora dopo informa del dirottatamento. «Il Boeing è atterrato in sicurezza e lui si è calato con una corda dal finestrino della cabina di pilotaggio, poi si è consegnato», afferma il portavoce della polizia Eric Grandjean. Ora rischia vent’anni di carcere per sequestro di persona. «Il motivo del gesto - sottolinea il direttore generale dell’aeroporto elvetico Robert Deillon - era solo quello di chiedere asilo alla Svizzera». «Penso che le sue possibilità siano scarse», aggiunge il procuratore di Ginevra Olivier Jornot. Il leader del Partito Blu all’opposizione in Etiopia, Yilikal Getnet, ritiene che il dirottatore stesse provando a lanciare un messaggio sulla situazione politica nel Paese di origine, «poco democratica», con il partito di Meles Zenawi che domina la scena politica dagli Anni Novanta. L’Unità di crisi della Farnesina si è subito attivata e il console generale d'Italia a Ginevra si è recato in aeroporto. Congratulazioni per l’operato dei caccia sono giunti dal capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Lo scalo di Ginevra è rimasto chiuso fino alle 8.45. A Fiumicino Aeroporti di Roma ha aperto la Sala blu per accogliere amici e parenti dei passeggeri coinvolti nel dirottamento.
Comandante alla toilette. Aereo dirottato
Panico sul volo Addis Abeba-Roma. Il co-pilota si chiude in cabina e cambia rotta «In Etiopia avevo paura, chiedo asilo». Il Boeing con 140 italiani atterra a Ginevra
