Marcello Zeri era nella storia de Il Tempo ancor prima di lasciare il palazzo di piazza Colonna da indimenticabile redattore capo centrale, in anni esaltanti e irripetibili. Era nella storia, perché Marcello fu al fianco del fondatore Renato Angiolillo fin dal primo numero del giornale, il 6 giugno 1944. All'indomani della liberazione di Roma, un solo foglio, fondato in via della Stelletta, poi redatto in due stanzette di piazza di Pietra e stampato in una tipografia di via Mario dei Fiori, da dove ogni notte usciva anche l'Avanti, che Marcello sbirciava di nascosto per carpire notizie che eventualmente Il Tempo non aveva. Nei primi mesi il giornale fu compilato da Angiolillo, Rèpaci (condirettore) e da quattro colleghi, fra cui Marcello, che facevano tutto, compresi i centralinisti a turno. Chiusa l'edizione, quando già albeggiava, Zeri riportava a casa in bicicletta tutti i redattori e spesso anche Angiolillo. In una Roma in cui tutti i principali quotidiani erano sospesi per collusione con il passato regime, Il Tempo fu subito un successo grazie al lavoro di quel manipolo di giornalisti e alla linea che Angiolillo impresse al quotidiano, il primo che in momenti ancora bui parlò di pacificazione nazionale come presupposto alla non ancora nata democrazia. Zeri fu depositario di questi valori. Raramente scriveva, ma nella quotidiana preparazione del giornale, anche nei 15 anni della direzione di Gianni Letta, conservò il rigore di quei principi, insegnò la necessità di trasformarli in informazione corretta e documentata. Tutti siamo passati timorosi e ansiosi davanti alla sua scrivania, ma presto scoprivamo un falso burbero che mentre tracciava segni e linee sui menabò senza alzare la testa, ci metteva a proprio agio con paterna allegria. Nelle lunghe nottate insieme, fra prima edizione e ribattute, era un godimento ripercorrere con Marcello momenti gustosi della storia del giornale. Indimenticabile il suo racconto dei necrologi di Angiolillo. Pagati in denaro contante («i morti sono la vita del giornale» ricordava il direttore) Marcello doveva riferire sui necrologi in arrivo. Perciò telefonava più volte in tipografia, chiedendo al proto: Dammi i morti...» All'ennesima telefonata, il proto esplodeva: «Marcè, li mortacci tua...» e giù risate. Addio caro Marcello, resterai in un angolo del cuore di tutti i tuoi redattori.
Unico e indimenticabile
di Riccardo Scarpa Marcello Zeri era nella storia de Il Tempo ancor prima di lasciare il palazzo di piazza Colonna da indimenticabile redattore capo centrale, in anni esaltanti e irripetibili. Era...