Da sola a far chiusura al bar, si è trovata davanti due banditi entrati a volto coperto per rubare l’incasso della giornata. E’ stata spinta contro il muro da uno dei rapinatori che con una mano le puntava la pistola in faccia e con l’altra la teneva stretta per il collo. Oggi, per aver provato a difendersi con un coltello ed aver ucciso il malvivente che le ha lasciato segni evidenti sul viso, si trova a fare i conti con la giustizia. «E’ indagata per omicidio volontario» spiega il suo avvocato Italo Mannucci, che non aggiunge altro, per rispetto al lavoro degli inquirenti in corso. «Avevo l’arma puntata contro, quando sono riuscita ad allontanargli la mano ha sparato. Per questo ho afferrato quel coltello, avevo paura». Sono le prime parole che Alina Elisabeta Racu, barista romena di 40 anni che ha accoltellato il bandito nel "Coffee Break" di via Hermada, a Fiumicino, ha raccontato al cognato del titolare. E’ stato lui, Emiliano 44 anni e residente nell’appartamento sopra al bar, a soccorrerla per primo dopo la rapina giovedì sera. La barista, nel tentativo di difendersi dai due banditi armati di una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, ne ha ferito uno morto durante la fuga. Manuel Musso, 29 anni e in libertà vigilata, avrebbe puntato l’arma in faccia alla donna per poi ingaggiare con lei una violenta colluttazione. Partiti quattro colpi, Alina avrebbe afferrato la lama colpendo il bandito mentre Cristian Ferreri, presi i soldi dalla cassa, gli urlava di andare via. Accasciato e sanguinante, il 29enne si sarebbe quindi allontanato con il complice, ora in carcere, sparando un ultimo colpo ad altezza uomo contro la barista. «Alina si è difesa. Non è una romena che ha ucciso un italiano, è una mamma di famiglia alla quale hanno puntato una pistola in faccia – dice Emiliano -. Era sola nel bar, mio cognato e la moglie erano già a casa. I rapinatori sono entrati intorno alle 20: uno è andato verso la cassa, l’altro le si è avventato puntandole la pistola in faccia e spingendola verso il cucinino con le mani intorno al collo. L’ha picchiata, Alina è segnata sul viso e sul collo, le è perfino uscita una scapola. Si è vista alle strette ed ha cercato di reagire, quando gli ha levato la mano lui ha iniziato a sparare. Nella colluttazione ha colpito il rapinatore con la lama, ma non è cattiva. E’ una ragazza che lavora dalle 5 alle 20 per 800 euro al mese e che per difendersi si è trovata in questa situazione. Quando sono sceso a vedere cosa fosse successo, l’ho trovata a terra sanguinante. Mi ha raccontato di esser stata rapinata, piangeva. La figlia di 10 anni, arrivata con il padre, l’ha vista così: è stato terribile. Ci dispiace che Manuel sia morto, lo conoscevamo tutti, era di Fiumicino – aggiunge Emiliano -, ma è venuto a fare una rapina con una pistola carica, sparando 5 colpi ad altezza uomo, come ha confermato la Scientifica. Per 350 euro, l’incasso di una giornata, ha distrutto quattro famiglie: è una guerra tra poveri, Alina adesso ha paura e dopo 10 anni in Italia teme di dover andare via, mia cognata che ha 28 anni neanche vuole più riaprirlo il bar». Dentro e fuori il "Coffee break" non ci sono telecamere, ma gli investigatori avrebbero confermato ai titolari del bar di aver trovato 5 bossoli della stessa pistola, poi ritrovata accanto al cadavere di Musso. La donna, residente anche lei con la famiglia a Fiumicino, in via Passo della Sentinella teme ritorsioni. Interrogata la notte stessa della rapina dagli investigatori, è ancora sotto shock. «Siamo tutti sconvolti - riesce a malapena a dire dalla finestra di casa sua la giovane titolare -. È stata una tragedia».
Ha ucciso per difendersi. Non ha colpe
Indagata per omicidio la barista che ha accoltellato l’uomo che la rapinava Lei racconta: «Mi puntava la pistola, abbiamo lottato e l’ho ferito a morte»
