Attualità

Amici e amori? Purché tutto dal vivo

di Katia Perrini

Da dieci anni mi guardano come un alieno. La scena è sempre la stessa. Del tipo: «Sei venuta benissimo nelle foto di Capodanno te le giro su Facebook!». Io: «Mi spiace ma non ci sono, su Facebook». «Come non ci sei, non è possibile!». «Non me le puoi mettere su una pennetta, le foto, così me le scarico sul computer?». Niente da fare. Di quelle foto ho perso traccia. Ma me ne sono fatta una ragione. Spero, prima o poi, che quella pennetta arrivi al mio indirizzo. Nel frattempo i miei ex compagni di liceo sul social network più famoso del mondo si sono scambiati messaggi, pensieri, poesie, ricordi e, soprattutto, fotografie. Si sono rivisti, oggi. Con meno capelli, più rughe e con la pancia. Hanno storto il naso e, spesso, si sono consolati nello scoprire che gli anni passano per tutti. Qualcun altro s’è gongolato (e magari sulle sue, di immagini, ha pure usato il photoshop). Io, semplicemente, non voglio mettermi in mostra, non ho manie di protagonismo, né smanie esibizionistiche. Non devo esserci a tutti i costi, apparire, dire. Non devo rintracciare vecchi parenti, conoscenze, amicizie perdute. Non ho curiosità di scoprire capelli bianchi, rughe, rotoli di ciccia. Anche perché la maggior parte delle persone che ho incontrato sulla mia strada per studio o lavoro non hanno suscitato in me interesse tale da dover essere ricontattati. Ma c’è un altro motivo per il quale ho resistito per dieci lunghi anni. Il tempo. La maggior parte delle persone sta ore su Facebook mentre è al lavoro. La maggior parte negherà ma la realtà è questa. Amici nuovi, antichi e, soprattutto, rimorchi, tutto durante l’orario di lavoro. Perché diciamoci la verità: su Facebook si rimorchia. Chi cerca l’anima gemella, chi la storia di una notte, chi vuole lanciare nel cyberspazio oscenità. A me il tempo sul lavoro manca sempre. Sempre lì a correre contro i minuti che passano. A casa, poi, non ne parliamo. A me le 24 ore volano. E sprecare anche solo mezz’ora a contattare gente tramite computer (o telefonino) mi pare sprecato. Preferisco finire il prima possibile quel che ho da fare per poi trovare il tempo per stare più con mio figlio e con i miei amici e per incontrare qualche persona interessante. Tutto dal vivo. Vedere, toccare, parlare, sorridere. Sono «antica»? Se questo vuol dire essere antica... sì, lo sono. E me ne vanto. Ma non è atteggiamento snob. Mi manca il tempo e gongolo solo quando il mondo intero non sa con chi parlo, cosa faccio, chi vedo, di chi sono innamorata. Se apro un motore di ricerca, tipo Google, e cerco una mia immagine, sono soddisfatta solo se la risposta è: la ricerca non ha dato alcun risultato. Non voglio condividere le mie fotografie, né tantomeno quelle dei miei amici, della mia famiglia, di mio figlio. A Linkedin mi ha iscritto la mia migliore amica, dice che mi serve per lavoro. Ma io la foto sul mio profilo non l’ho messa. E non c’è neanche sul mio profilo Twitter né su WhatsApp. Perché la mia vita non deve essere a disposizione di tutti. E la mia privacy è più importante di tutto il resto.

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