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Gli scommettitori si trasformano in bookmaker

«Non gioco più me ne vado...». Così cantava Mina quasi 40 anni fa, così potrebbero cantare gli italiani che, per vari motivi ma soprattutto per il perdurare della crisi, hanno deciso di non cedere...

«Non gioco più me ne vado...». Così cantava Mina quasi 40 anni fa, così potrebbero cantare gli italiani che, per vari motivi ma soprattutto per il perdurare della crisi, hanno deciso di non cedere più al fascino della dea bendata. Per la prima volta infatti il mercato dei giochi ha subito una battuta d’arresto. Il 2013 - secondo le stime dell’agenzia specializzata Agimeg - ha fatto registrare il primo saldo negativo in termini di spesa effettiva (ossia le giocate al netto delle vincite). Quest’ultima è calata infatti di circa 700 milioni (-4%) rispetto ai 17,4 miliardi di euro del 2012. Trend in calo anche per l’Erario che nel 2013 ha dovuto rinunciare a circa 150 milioni (il 2,5% in meno rispetto al 2012): in totale ha incassato poco più di 7,8 miliardi. In pratica il gettito si attesta poco al di sopra dei livelli del 2008, sebbene l’offerta di gioco sia molto più ampia di allora. Forte invece la contrazione rispetto agli anni successivi quando il gettito erariale derivante dal gioco ha sempre superato gli 8 miliardi. Ma il 2014 potrebbe far tornare il segno più per il mercato dei giochi. In particolare il rilancio potrebbe passare attraverso due grandi novità: le «scommesse virtuali» ed il «betting exchange». Le prime sono già attive da qualche settimana e permettono ai giocatori di puntare su eventi virtuali come partite di calcio (stile Playstation per intenderci), corse di cavalli e cani, corse di auto e moto. Nelle prime due settimane di gennaio, le scommesse virtuali hanno già raccolto giocate per 14 milioni di euro. Il ministero dell’Economia ha stimato che nel primo anno di raccolta le scommesse virtuali incasseranno circa 500 milioni di euro, valore che potrebbe quasi raddoppiare nei prossimi due anni. E c’è grande attesa per il betting exchange, cioè le scommesse fra gli utenti. Saranno i giocatori stessi a «lanciare» una scommessa - assumendo in tutto e per tutto il ruolo di banco, fissando la quota e stabilendo il limite massimo della giocata che intendono accettare - scommessa che verranno piazzate da altri utenti. Le grandi compagnie di gioco si limiteranno a mettere a disposizione la piattaforma tecnologica, la piazza virtuale in cui domanda e offerta si incontrano. La puntata minima sarà di 50 centesimi e la vincita massima sarà di 10mila euro. Lo Stato incasserà circa l’1% delle giocate. Già a fine febbraio si potranno presumibilmente trovare on line i primi neo bookmakers. In un periodo di disoccupazione ai massimi livelli, chissà che qualcuno non riesca a sconfiggere la crisi riciclandosi nel nuovo mercato del gioco virtuale.

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