Torna la protesta choc delle bocche cucite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma. I protagonisti, questa volta, sono tredici immigrati marocchini che sabato sera, così come successe a Natale, si sono sigillati le labbra con pezzetti di ferro e filo ricavato dalle coperte. Alla base del gesto ci sono ancora i tempi di detenzione all’interno della struttura, giudicati troppo lunghi. Nove dei tredici immigrati sono gli stessi che hanno preso parte alla protesta di dicembre. Dicono di essere “stanchi e delusi” dal governo italiano che si era impegnato per un decreto, ancora non arrivato, che riducesse l’attesa per l’identificazione. Alcuni dei marocchini che si sono cuciti la bocca, da ieri hanno anche iniziato a non ritirare il pasto. I maghrebini che si sono cuciti la bocca, inoltre, provengono da Lampedusa dove sono arrivati con gli sbarchi di ottobre. Secondo quanto riferito dagli uffici del Garante per i detenuti del Lazio, tra questi non ci sono pregiudicati. Dopo essere scappati dal Marocco, infatti, alcuni di loro hanno raccontato di essere andati in Libia. Qui, dopo anni di lavori forzati durante i quali gli sarebbero stati sequestrati anche i documenti, hanno ottenuto la possibilità di andarsene e comunque finiti nelle mani degli scafisti. E da Ponte Galeria, da qualche settimana non è più presente l’imam che aveva fomentato il caos di Natale, rimpatriato in Tunisia.
Si ripete la protesta choc delle bocche cucite
Torna la protesta choc delle bocche cucite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma. I protagonisti, questa volta, sono tredici immigrati marocchini che sabato sera, così...