Le frizioni tra politica e magistratura anche quest'anno sono state al centro delle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario. «Alle immotivate censure, agli attacchi personali, al dileggio strumentale, talora all'infamante gogna mediatica e alle minacce cui sono stati sottoposti - ha detto il presidente della Corte d'appello di Milano, Giovanni Canzio - i giudici hanno saputo rispondere con sobrietà, umiltà e riservatezza». Non a caso, lo stesso Canzio ha rivolto «parole di apprezzamento e di gratitudine per il profondo senso del dovere e di appartenenza all'istituzione dimostrato a quei giudici i quali sono stati oggetto di sommarie e ingiuste accuse di imparzialità e di mancata serenità di giudizio». A Firenzeil presidente della Corte d'appello, Fabio Massimo Drago, ha denunciato un ulteriore aumento della durata media del processo penale (da 479 a 540 giorni) mentre a Roma Catello Pandolfi, presidente facente funzioni della Corte, ha assicurato che, «malgrado gli affanni che affliggono il sistema» e «a fronte di critiche spesso ingiuste», i magistrati «non molleranno». La capitale, ha ricordato Pandolfi, «rappresenta un grande mercato delle droghe». Preoccupante» anche l'aumento di rapine, reati contro la libertà sessuale e casi di stalking. Nel capoluogo partenopeo il presidente della Corte d'appello, Antonio Buonajuto, ha puntato l'indice contro il traffico dei rifiuti pericolosi che «generano lavoro nero, manufatti abusivi, inquinamento dei fondi agricoli, delle acque e contaminazione dei prodotti». Se a Lecce, nonostante il deficit di organico, cala la durata media dei procedimenti, a Bari l'eccessiva durata del processo, sia penale sia civile, «resta il problema più grave». Anche per il presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria, Giovanni Battista Macrì, «la crisi ha un solo nome: lentezza dei tempi di decisione dei giudizi». A Palermo forte richiamo contro il rischio della «sovraesposizione mediatica: i magistrati - ha affermato il presidente della Corte d'appello, Vincenzo Oliveri - non hanno soltanto il dovere di essere imparziali ma devono anche apparire come tali». Dunque, «no a comportamenti impropri» e «no a carriere politiche inaugurate nel medesimo distretto dove il giorno prima il candidato indossava la toga». Tra le personalità presenti in aula magna, il presidente del Senato, Piero Grasso. Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha partecipato all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Cagliari. Dopo aver assicurato «grande attenzione» alla protesta degli avvocati, la guardasigilli ha ricordato che «gli obiettivi dell'azione del ministero nel 2013 hanno riguardato innanzitutto i due aspetti del contenimento dei tempi della giustizia e del miglioramento della condizione carceraria». Spazio anche per l'innovazione: a partire dal 30 giugno 2014 il processo civile telematico sarà obbligatorio per legge per tutti i procedimenti monitori».
«Toghe vittime di censure e della gogna mediatica»
Le frizioni tra politica e magistratura anche quest'anno sono state al centro delle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario. «Alle immotivate censure, agli attacchi personali, al dileggio...
