«Porte aperte» contro «scatole chiuse». Che avvengano a dicembre, gennaio o febbraio poco cambia: in concomitanza con lo scadere dei termini per le iscrizioni, le scuole si aprono per farsi conoscere dai futuri alunni e dai loro genitori. Evitando scelte avventate o condizionate dai compagni di classe per una sorta di «continuità» delle abitudini, piuttosto che dovute all’ubicazione dell’istituto considerato che gli spostamenti avvengono per quasi duecento giorni l’anno. Oggi è prassi chiamare «open day» le «giornate di orientamento scolastico in entrata», ma rappresentano l’unico giorno in cui la sede dell’istruzione si mostra al grande pubblico dei non addetti ai lavori, vestendosi (almeno per una volta all’anno) del suo abito migliore, quello delle grandi occasioni. Facendo spallucce di fronte al fatto che, nella maggior parte dei casi, il vestito della festa si indossa solo nei giorni solenni, dalle primarie alle secondarie, dai licei alle scuole istituzionali, tutti gli istituti scolastici (in questo periodo) dischiudono i segreti della didattica per aiutare nella scelta più giusta in vista dell’anno scolastico successivo. L’opportunità interessa di fatto chi ha finito le primarie e si appresta ad entrare nel mondo delle medie e chi, inevitabilmente, salta alle superiori. Ma coinvolge anche gli alunni lontani da questi pensieri. Anche a loro piace, seppure per una volta, vivere la scuola dei propri sogni. E comunque ormai lo fanno tutti (i plessi scolastici). Certo, può capitare che gli istituti perdano di vista persino i nobili intenti, quelli che hanno fatto nascere e crescere questa modalità di approccio che finisce per diventare una gara a chi lo fa meglio. Oppure a chi propone più attività extracurriculari: danza, musica, corsi di cucina, computer o uncinetto. Si comincia con il designare il sabato o la domenica all’incontro. Poi c’è l’accoglienza negli auditorium piuttosto che negli androni, per spostarsi nelle aule e nei laboratori, ascoltando prima una conferenza stampa o apprezzando poi uno spettacolo teatrale dei ragazzi di corso. Tra opinioni, domande, offerte, mani tese a stringere le nostre col sorriso stampato sul volto per darci il benvenuto, si parla di quante postazioni internet sono attive, delle lavagne LIM presenti, dei testi scelti se sono cartacei o ebook, delle prove INVALSI per verificare lo standard internazionale dei ragazzi e dei progetti condivisi con altre scuole (se la sede è ritenuta «pilota»). Tutto per proporre soluzioni più rispondenti alle nuove condizioni di vita. Così, nell’arco di cinque anni siamo passati dalla presa di coscienza delle attitudini dei nostri figli, dalla predisposizione per le materie scientifiche o l’idea di qualche scelta professionale, alla valorizzare del talento di ognuno, per renderlo protagonista del proprio futuro. Questo sulla carta, perché poi la trama dei rapporti con le istituzioni, il mondo delle imprese e delle aziende richiede altro.
Le scuole in mostra per fare la scelta giusta
Gli istituti aprono le porte a genitori e alunni per facilitare l’iscrizione al nuovo anno scolastico