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Sindaco, guarda questi italiani. Ripensaci

Vittime e oblìo Ripristiniamo i viaggi della memoria.

Uno «schiaffo» alla memoria di quanti morirono nelle foibe; un «insulto» ai loro familiari e a chi per anni si è battuto per disseppellire il ricordo di quegli italiani massacrati e poi dimenticati; un atto indegno che anche secondo chi oggi tiene in vita l’eco dei «nostri» infoibati, non può che avere una spiegazione tutta ideologica. L’intenzione del sindaco di Roma, Ignazio Marino, di voler cancellare i finanziamenti per i «Viaggi della Memoria» in Istria e Dalmazia, privando così gli studenti di un pezzo di storia già rimosso per decenni, è un insulto. Al sindaco, e ai suoi compagni di ventura in Campidoglio, dedichiamo queste immagini choc sui nostri connazionali trucidati dalla furia comunista. Le mettiamo in pagina affinché tutti abbiano contezza di quel che è stato e che Marino non vuole che i giovani sappiano.   Il baratto Una decisione, quella di tagliare i fondi, giudicata dalle associazioni degli esuli istriani, giuliani e dalmati per quello che è: uno scandalo, un’assurdità, un «baratto», un tentativo di rigettare la memoria di quei morti nell’oblio da cui faticosamente sta uscendo. Pochi mesi fa il vice di Marino, Luigi Nieri, disse: «Roma è medaglia d'oro della resistenza, ha subìto il fascismo e il nazismo, la deportazione del ghetto. È quella la nostra memoria. Altre città ricorderanno le foibe». La decisione del sindaco di Roma, che indigna e lascia sgomenti le associazioni degli esuli, ne sono un’inevitabile e diretta conseguenza. Manuele Braico, presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, è sorpreso: «È un fulmine a ciel sereno, resto senza parole, perplesso, allibito. Ora che finalmente è possibile parlare con chiarezza della storia degli esuli, senza più discriminazioni e coi giusti sentimenti, arriva l’orribile decisione del sindaco di Roma. Assieme al ministero dell’Istruzione stiamo cercando di portare nelle scuole tutta la storia del ’900, una ragione in più per giudicare fuori luogo le intenzioni di Marino».   Una scelta ideologica Per Braico «sono decisioni assurde, ed è davvero strano che la sinistra, che si riempie sempre la bocca di parole come trasparenza e tolleranza, finisca poi per compiere un atto del genere. La nostra gente fu cacciata via e tacciata di essere fascista, sui treni non gli si dava nemmeno l’acqua, proprio come si fece con quella povera gente che fu spedita nei campi di concentramento nazista. E ora Marino vorrebbe cancellare questo pezzo di storia italiana? È assurdo». Le ristrettezze finanziarie, per Braico, non sono una giustificazione: «Capisco il momento economico difficile, ma tagliare i finanziamenti per i Viaggi della Memoria in Istria e Dalmazia, e dimezzare quelli per Auschwitz, è inspiegabile. Marino vuole far tornare nell’oblio ciò che ne sta uscendo? È una follia. Di «scelta ideologica» parla Renzo Codarin, presidente della Federazione degli Esuli, che si dice «stupito» della volontà di «cancellare» le foibe: «Le difficoltà economiche non giustificano l’annullamento della conoscenza, soprattutto quella delle nuove generazioni. Ho paura che ci troviamo di fronte a una scelta ideologica della parte più estrema della sinistra. Veltroni diede inizio in modo encomiabile ai "viaggi negli orrori" del ’900, Alemanno continuò su quella strada, ma Marino ha gli occhi foderati». Per Codarin quella degli esuli «è la storia d’Italia, non solo degli esuli. Le associazioni degli esuli hanno poche risorse, ma se ci chiamano daremo una mano. Riduciamo il numero dei viaggi e pure il numero degli studenti, ma cancellare i Viaggi del Ricordo significa cancellare la conoscenza». Dunque, per chi guida la Federazione degli Esuli non ci sono dubbi: «C’è chi non ha mai accettato la Giornata del Ricordo. Non a caso dieci anni fa un manipolo di parlamentari di sinistra non la votò». Mancanza di sensibilità Infine l’annuncio: «Protesteremo, perché per noi Roma è la nostra Capitale da sempre, perché ricordiamo le parole piene di ideologia del vicesindaco Nieri». Dice la sua anche Renzo de’ Vidovich, che presiede la Fondazione culturale Eugenio Dario e Maria Rustia Traine: «Marino non ha sensibilità alcuna verso quello che è stato l’esodo più grande mai registrato nella storia d’Italia. Forse è condizionato da alcuni elementi di sinistra che continuano a negare ciò che ormai la storiografia ufficiale ha dichiarato essere vero? Quando nei mesi scorsi qualcuno della sua giunta dichiarò di non voler celebrare il Giorno del Ricordo e le altre manifestazioni degli esuli, Marino prese le distanze. Ma in questo caso la responsabilità è tutta sua». Ad essere sbigottito è invece Rodolfo Ziberna, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia e vicepresidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: «Già le parole di Nieri ci avevano sconcertato – afferma – perché questa storia rappresenta le nostre fondamenta, e cancellarle significa eliminare i nostri legami, le nostre famiglie, i nostri padri. I nostri ragazzi non conoscono la storia, non hanno il senso di appartenenza, ecco perché la scelta di Marino è scellerata. Faccio fatica a credere che un Comune come quello di Roma non possa trovare poche decine di migliaia di euro per i Viaggi del Ricordo». Non ha dubbi, dunque, il vicepresidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: «Questa scelta ha una sola spiegazione: raccattare quattro voti. E per quattro voti si baratta una cosa di così alto valore? Marino prima va a casa, meglio è. Cristicchi ci ha mostrato il desiderio di conoscere queste pagine e lui cancella i viaggi? Per tanti anni non si è parlato di foibe perché la storia è stata utilizzata come arma e ora Marino rimuove il ricordo delle foibe? È una scelta violenta. Il sindaco della Capitale dovrebbe dimostrare una responsabilità maggiore rispetto agli altri sindaci».

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