Nessuno sfugge alla «Spioni & Co.». Non premier, ex premier, presidenti di Regione, leader politici, cardinali e magistrati. E nemmeno il Santo Padre. I servizi segreti dell’Est Europa, infatti, tenevano sotto controllo Giovanni Paolo II e non avevano tutti i torti, considerato il ruolo che ha avuto il papa polacco nella caduta del comunismo. Durante il pontificato di Wojtyla, il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, sarebbe stato intercettato dal Kgb. La cosa durò per tutti gli Anni ’80. Casaroli aveva nella sala da pranzo del suo appartamento una statuetta della Madonna di Fatima. Una mattina, una suora in servizio nell’appartamento, urtò la statua che cadde a terra e rivelò la presenza di una microspia. Era l’ottobre del ’96 quando il Cavaliere convocò i giornalisti e, a sorpresa, mostrò loro una «cimice» trovata nella sede romana di Forza Italia. Era nascosta in un radiatore sotto la finestra, grande come una pila rettangolare, un bottone verde come microfono, un filoro rosso che serviva a trasmettere. «I tecnici mi hanno spiegato che ha un raggio d’azione di 300 metri - dichiarò Berlusconi - Bastava mettere un registratore in un ufficio qui vicino o in una macchina parcheggiata qua sotto e tutto quello che dicevamo poteva essere ascoltato». E nello studio del presidente si svolgevano i vertici del Polo, gli incontri riservati e le riunioni più delicate. Alla fine del 2010 il Senatur a denunciò di essere stato spiato. Le «cimici» furono trovate nell'ufficio romano di Umberto Bossi al ministero delle Riforme e nella residenza romana, a Porta Pia. Tre anni fa fu il turno di Renata Polverini, che all’epoca ricopriva la stessa carica di Zingaretti. La microspia era nella presa della corrente, coperto da un mobile, sopra il quale c’era un televisione piatto. Aperta la scatola, ecco spuntare un’apparecchiatura grande un paio di centimetri e in grado di far ascoltare tutte le conversazioni che il governatore faceva nella sua stanza, anche quando stabiliva insieme con il suo staff i programmi da seguire e, naturalmente, i decreti da firmare. Alla fine del 2010 fu il Senatur a denunciare di essere stato spiato. Le microspie, disse il leader della Lega, erano nell’ufficio del ministero delle Riforme e nella residenza romana, a Porta Pia. A metà del luglio 2013, infine, un oggetto «misterioso» venne rinvenuto a terra negli uffici della cancelleria della seconda sezione penale della Suprema Corte, che si doveva pronunciare sul ricorso dell’ex premier Berlusconi riguardo al processo Mediaset il 30 dello stesso mese. Non è stato chiarito perché fosse lì, chi ce lo avesse lasciato in terra e di quale componente elettronico facesse parte. Fatto sta che un piccolo circuito elettronico è stato scoperto da un’impiegata undici giorni prima del pronunciamento degli «ermellini» della Cassazione. «Non poteva registrare», sostennero allora fonti investigative. Questo anche perché l’«oggetto» in questione non aveva batterie e quindi non sarebbe stato in grado di immagazzinare informazioni vocali. Il giallo, però, non è mai stato chiarito fino in fondo.
Quando la «cimice» captò anche il Papa
Nessuno sfugge alla «Spioni & Co.». Non premier, ex premier, presidenti di Regione, leader politici, cardinali e magistrati. E nemmeno il Santo Padre. I servizi segreti dell’Est Europa, infatti,...
