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De Fanis, pistola sesso e segretaria

Parla la Zingariello: "Portava l’arma in Regione". Le intercettazioni: bottiglie di champagne pagate coi soldi della Regione

PESCARA In giro per gli uffici della Regione con la pistola chiusa in un sacchetto. È il nuovo retroscena dell’inchiesta «Il Vate», che ha portato l’ex assessore alla cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, agli arresti domiciliari insieme ad altre due persone. A rivelare la circostanza è stata la segretaria di De Fanis, Lucia Zingariello, finita anch’ella ai domiciliari per un giro di soldi legato ai contributi regionali concessi alle associazioni culturali. Dopo le bottiglie di champagne pagate con i soldi della Regione, e una sorta di «contratto» hard col quale l’assessore avrebbe preteso prestazioni sessuali dalla sua segretaria, spuntano anche una pistola e le minacce. «Un giorno arriva con una busta - riferisce Zingariello durante l’interrogatorio al quale ha chiesto di essere sottoposta - e tira fuori una tazzina da caffè e un pentolino, che dice di aver preso a casa. Poi esce fuori questa pistola e mi minaccia, mi dice che, insomma, se non stavo con lui non dovevo stare con nessuno, e che mi avrebbe uccisa e poi si sarebbe ucciso anche lui. Ero la sua fissazione. Non potevo parlare con nessuno, mi ha puntato la pistola al viso». Accuse pesanti, quelle della Zingariello, delle quali secondo i legali di De Fanis, Massimo Cirulli e Domenico Frattura, non c’è ancora alcuna traccia nel fascicolo processuale, così come di quel foglio di carta con il quale si parla di soldi, amore e regali. «Io sottoscritto Luigi De Fanis - si legge nel foglietto - ... nuovo accordo per fine novembre: do 3000 per ... dal l 28/X al 28/XI a Lucia 2 a settimana... amore) con regalo... Cena. Con riconsiderazione della nostra situazione». Questo quanto si legge sul biglietto che, secondo il racconto della segretaria, sarebbe stato scritto dall’assessore e subito dopo strappato. Un messaggio sibillino per i più, ma esplicito per la Zingariello. «Così lui un giorno mi chiama e mi dice: senti, io mo ti faccio un contratto. Un contratto - dice la donna -. Se tu quattro volte al mese stai con me io ti do tremila euro. Allora io gli ho chiesto di scrivere questa cosa e lui l’ha scritta. Me l’ha scritta e mi ha fatto l’assegno. Dopo lui si è reso conto che io avrei fatto qualcosa, lo ha strappato e buttato nell’immondizia». Immondizia che la donna sarebbe riuscita a recuperare grazie all’aiuto di un’altra segretaria. «Il giorno dopo in ufficio ho ricomposto questo foglio con il relativo assegno che mi aveva fatto. Era un foglio piccolo». La donna, dunque, dopo aver recuperato il foglio lo ha ricomposto e messo da parte in attesa di tempi migliori. Infatti, l’occasione per utilizzarlo si è presentata ben presto, quando la Procura della Repubblica di Pescara ha preso a indagare sulle modalità di erogazione dei contributi regionali per la cultura dopo la denuncia di un imprenditore, che sostiene di aver ricevuto pressanti richieste di denaro. A sequestrare il foglio sono stati gli agenti del Corpo Forestale. Dichiarazioni, quelle della Zingariello, ancora tutte da dimostrare. Intanto i legali dell’ex assessore hanno depositato una richiesta alla Procura di Lanciano (Chieti) perché De Fanis vuole essere interrogato in relazione alle notizie che lo vorrebbero indagato per il tentato omicidio della moglie, anche questa una circostanza rivelata dalla Zingariello durante l’interrogatorio. Ma la moglie di De Fanis, Rosanna Ranieri, ha già smontato questa rivelazione. «Sapere che Gigi è indagato per aver tentato di uccidermi è una cosa che, in altri tempi, mi avrebbe fatto ridere, ma che oggi mi dà ancor di più la conferma di come si possa distruggere un uomo».

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