In uno dei più cruenti conflitti fra poteri dello Stato, da una parte quello politico rappresentato dal governo e dall’altra quello giudiziario incarnato dai magistrati di Milano, è stata sancita la vittoria del primo: sul caso Abu Omar, l’imam rapito dalla Cia a Milano nel febbraio del 2003 con la collaborazione degli uomini del Sismi, il segreto di Stato, e di conseguenza la sicurezza del paese, «prevale» sull’inchiesta giudiziaria. Nella tarda serata di ieri la Corte costituzionale, investita per la seconda volta in pochi anni del conflitto fra poteri a proposito del’«extraordinary rendition» eseguita dalle «barbe finte» italiane e americane, ha infatti dato torto alla Cassazione che il 19 settembre 2012 aveva annullato con rinvio, disponendo un nuovo giudizio di secondo grado, il non luogo a procedere per Niccolò Pollari (difeso da Nicola Madia), allora direttore del Sismi, e per l’altro 007 italiano, Marco Mancini. Entrambi, nell’attesa del pronunciamento di ieri e dopo la decisione della Cassazione di un nuovo processo, erano stati condannati: Pollari a dieci anni di carcere per concorso in sequestro di persona e Mancini a nove. L’esito dei ricorsi, presentati e sostenuti negli anni dalla Presidenza del Consiglio dei ministri di ogni colore politico (Prodi, Berlusconi, Monti e Letta), ha però come conseguenza la «retrocessione» del processo penale alla prima decisione della Corte d’Appello, e perciò la condanna subìta da Pollari e Mancini, che attende l’ultimo grado di giudizio previsto per il 24 febbraio, sostanzialmente «svanisce». Con la sentenza di ieri, la Consulta ha fatto sua la tesi del «potere politico», e cioè che all’interno di un iter processuale i documenti coperti dal segreto di Stato non sono utilizzabili. In sostanza la Corte ha «copiato» se stessa. Già nel 2009, infatti, dopo che Prodi nel 2007 e Berlusconi nel 2008 si erano fatti promotori di una serie di ricorsi contro le iniziative della procura di Milano, la Corte Costituzionale aveva sancito che c’era stata violazione del segreto di Stato da parte dei giudici e che l’opposizione del segreto, se da una parte non può impedire le indagini, dall’altra impedisce di utilizzare nel processo elementi secretati. L'avvocato dello Stato Raffaele Tamiozzo, a nome di Palazzo Chigi, nel corso del procedimento davanti alla Consulta ha sostenuto che nel processo agli uomini dei nostri servizi segreti è stata commessa una «grave violazione delle norme sul segreto di Stato» e che il presidente del Consiglio «non può essere condizionato ed è titolare esclusivo della gestione del segreto di Stato». Ha poi aggiunto che quando annullò i proscioglimenti di Pollari e dei suoi uomini, «la Corte di Cassazione ha errato nell’interpretazione delle norme di legge, è stata una svista, una buccia di banana e per noi è stato necessario impugnare questa decisione che viola le norme sul segreto di Stato». L’avvocato ha rammentato a chi in questi anni non ha voluto vedere che quando si espresse sul caso Abu Omar nel 2009 la Corte Costituzionale scrisse che «il segreto di Stato attiene alla tutela della "salus" della Repubblica ed è di competenza esclusiva del presidente del Consiglio, a cui spetta la salvaguardia dell’ordinamento democratico». Parole che non fermarono l’«avanzata» dei pm milanesi. Giuliano Amato, da poco giudice della Corte Costituzionale, non ha partecipato all’udienza. Nel 2007, infatti, era ministro dell’Interno del governo Prodi e con lui fu autore del primo ricorso alla Corte Costituzionale che mirava a sciogliere il nodo del segreto di stato. Le sentenze che in questi anni hanno fiaccato i nostri Servizi, portato alla sbarra il meglio degli 007 italiani e sancito l’inspiegabile perseveranza di un potere giudiziario che non si ferma nemmeno davanti al segreto di Stato posto per tutelare la sicurezza nazionale, ora ne escono stravolte. La Cassazione, fra poco più di un mese, nel decidere se confermare la condanna a Pollari e Mancini, non potrà fare finta di niente ignorando la decisione della Consulta. Ieri ha vinto la politica. E anche la guerra al terrorismo.
Abu Omar, lo schiaffo della Consulta
La Corte Costituzionale bacchetta la Cassazione e la Corte d’Appello di Milano «Violato il segreto di stato opposto dal governo». Condanna di Pollari da rivedere
