L’AQUILA «Un disegno della Curia per sottrarre soldi alla ricostruzione delle case e destinarli ai luoghi di culto». Era il timore del sindaco Cialente, che, in una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dello scorso dicembre si lamentava dei «magheggi» del Governo per trasferire il dottor Fabrizio Magani, direttore regionale del Mibac in Abruzzo, evidentemente, secondo il primo cittadino, l’ultimo baluardo vero a difesa della ricostruzione del capoluogo abruzzese devastato dal sisma del 2009. Un modo, forse, per riconoscere seppur indirettamente, l’inezia della politica locale? E mentre Cialente ipotizzava chissà quali grandi manovre da parte della Curia, la polizia indagava invece su un giro di soldi legato a quella stessa ricostruzione che a distanza di cinque anni è ancora una chimera. «Qui all’Aquila - scriveva Cialente a Napolitano, pregandolo di intervenire - siamo convinti che il dottor Magani venga rimosso in quanto ostacolo a un disegno che si è tentato e si sta tentando di inserire come norma di legge, che vedrebbe la curia, la più grande immobiliarista della città, diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto». Il terrore dell’amministrazione comunale dell’Aquila era, dunque, che la Curia prendesse direttamente in mano le redini della ricostruzione degli edifici che le appartengono, sottraendoli alla potestà del Comune che, tra l’altro, avrebbe in mano tutti gli strumenti per dettare le regole della pianficazione. Ma c’è di più: «Lei - prosegue l’ex sindaco rivolgendosi al Capo dello Stato - comprende che, al fine di evitare ennesime polemiche politiche che coinvolgano questa martoriata città, noi abbiamo proposto di colloquiare con la Curia, la Sovrintendenza e l’ufficio speciale per la ricostruzione, bloccando una scelta che, spinta da tanti interessi, non sarebbe comprensibile. Noi abbiamo fondati sospetti - e qui l’affondo - che la rimozione del dottor Magani sia un tassello di un disegno, non considerato pienamente nelle conseguenze, che potrebbe comportare addirittura che i fondi per la ricostruzione privata delle case andranno a ricostruire le chiese. Chi lo spiegherebbe all’Italia»? Nemici dappertutto vedeva l’amministrazione comunale, nel Governo, nella Regione, persino nella Curia, senza vedere quello che succedeva davvero, dagli appalti dei Map a quelli per i puntellamenti dei palazzi del centro. Non si è fatta attendere, tuttavia, la replica della curia aquilana. «Spiace dover riconoscere che nella lettera del sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, al Presidente Napolitano, in relazione alla cosiddetta richiesta della Curia Aquilana, non ci siano corrette informazioni. Si preferisce in questo momento di grande confusione non entrare in polemiche inutili e sterili. Si tratta di una richiesta fatta da tutti i Vescovi della Conferenza di Abruzzo e Molise (Ceam), che quindi non interessa solo l’Aquila, perché anche in Abruzzo si possa seguire la stessa procedura adottata nei terremoti avvenuti in Umbria, nelle Marche e recentemente in Emilia e Lombardia. Tuttavia, se opportuno, sarà il Presidente della Ceam, monsignor Tommaso Valentinetti, a fornire ogni utile dettaglio. Per il momento, a nome dell’Arcivescovo Petrocchi - si legge in una nota - si può assicurare che la Curia aquilana intrattiene rapporti di stretta collaborazione con il dottor Magani: di conseguenza viene pienamente condiviso il desiderio dell’onorevole Cialente, che il dottor Magani continui la sua opera in Abruzzo. Inoltre, lo stesso Mons. Petrocchi si è premurato, negli incontri avuti nelle competenti sedi istituzionali, di far inserire nella proposta di norma cui si fa riferimento, la possibilità di fare convenzioni con altri Enti (Comune, Provveditorato Opere Pubbliche e Direzione Regionale dei Beni Artistici e Ambientali) per affidare ad essi la gestione dei finanziamenti e degli appalti riguadanti le Chiese. Infine, va detto con tutta franchezza, che l’unico intento della Curia aquilana è poter disporre di regole meglio articolate e certe, in grado di determinare con chiarezza modalità, entità e tempi dei finanziamenti per la ricostruzione del patrimonio ecclesiastico, con la motivata volontà di contribuire così alla rinascita spirituale, culturale e sociale della nostra città».
Il sindaco Cialente contro la Chiesa: «Vogliono i soldi dei terremotati»
«Un disegno della Curia per sottrarre soldi alla ricostruzione delle case e destinarli ai luoghi di culto». Era il timore del sindaco Cialente espresso in una lettera al presidente Napolitano
