Il giudice Daniela Verrina colpisce ancora. Il magistrato che concesse il permesso premio al serial killer Bartolomeo Gagliano, poi evaso e catturato 3 giorni dopo in Francia, fa parte del collegio del Tribunale di Sorveglianza di Genova che avrebbe negato le misure alternative al carcere al superpoliziotto Franco Gratteri, condannato a 4 anni per falso aggravato e non per le violenze alla scuola Diaz del 2001. Il Tribunale ha infatti ieri pomeriggio emesso l’ordinanza nei confronti del prefetto Gratteri, quello che arrestò tra gli altri il boss mafioso Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, che aveva chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, per continuare la sua collaborazione con l’associazione antirachet di Tano Grasso o in alternativa la detenzione domiciliare. Solo per effetto della legge «svuotacarceri», il poliziotto sconterà la pena residua a casa propria e non in carcere. Avrà a disposizione 4 ore al giorno per poter svolgere le sue attività e potrà comunque avere contatti con l’estero, attraverso il cellulare e il telefono di casa. Il 5 dicembre c’è stata a Genova l’ultima udienza davanti al collegio di cui fa parte la Verrina e si attendeva la decisione per Gratteri e gli altri condannati: l’ex vicedirettore dell’Ucigos Giovanni Luperi , l’ex capo dellaDigos di Genova Spartaco Mortola e l’ex funzionario del reparto mobile di Roma Pietro Troiani. La difesa chiedeva per tutti, già impegnati da tempo in varie strutture di volontariato, appunto l’affidamento ai servizi sociali per il periodo non coperto da indulto, tra 8 mesi e un anno a seconda delle posizioni. Ma i giudici almeno per Gratteri, sarebbero stati di parere diverso, malgrado la Procura Generale avesse dato parere favorevole. Dunque, è confermato: mano pesante con i servitori dello Stato che sbagliano, anche se si professano innocenti e comunque non appaiono pericolosi, guanto di velluto per i pluriomicidi sociopatici e già evasi diverse volte come Gagliano. Quest’ultimo, secondo la Verrina, «cercava riscatto». Eppure, per altri suoi colleghi era «altamente pericoloso». Infatti, ha scelto la fuga dal carcere di Marassi il 18 dicembre, il 21 l’hanno catturato a Mentone armato di pistola e con documenti falsi ed è stato condannato dalla celere giustizia francese a ulteriori 10 mesi senza condizionale. Gratteri all’epoca del G8 era capo del Sevizio centrale operativo della polizia. Nella scuola Diaz non mise piede, ma ha avuto una condanna definitivaper falso nel 2012. Ed è decaduto dall’incarico per effetto dell’interdizione dai pubblici uffici. All’udienza, non ha accettato l’umiliazione della gogna, come chiedevano i giudici. «Non mi inginocchio - ha detto-per ottenere i benefici. Sono dispiaciuto per quanto accaduto nella scuola Diaz, ma quella nei miei confronti la ritengo una sentenza ingiusta. Io quella notte sono stato ingannato». «Non ci aspettavamo nulla, l’affidamento comunque era la misura più adatta», afferma uno dei legali del prefetto Gratteri, l’avvocato Gallo, che insieme al professor Coppi difende l’alto funzionario della Polizia. Proprio l’avvocato Franco Coppi, non si aspettava una decisione diversa da quella che già era toccata ad aprile scorso ad altri due protagonisti della vicenda: Gilberto Caldarozzi, che coordinò le indagini per la cattura di Bernardo Provenzano e Vincenzo Canterini. «Credo che la posizione di Gratteri - aveva detto in aula Coppi- vada valutata attraverso la sua storia professionale. Penso che l’uomo che catturò il boss Bagarella con 8 giorni di appostamento ininterrotto lo meriti. Quella notte venne ingannato da chi costruì false prove. Non dovrebbe accadere a chi era abituato ad indagini assai più delicate? Quella notte alla Diaz fu segnata da una situazione di tensione e da una confusione incredibili». Fatto sta che Gratteri da oggi sarà soggetto agli arresti domiciliari: fino ad oggi era un uomo libero e portava avanti attività sociali, cosa che adesso potrà compiere soltanto alcune ore al giorno. La difesa del prefetto Gratteri, comunque, non ha intenzione di accettare la decisone emessa da Tribunale di Sorveglianza, tanto che sta già lavorando sul ricorso da presentare in Cassazione nei prossimi giorni per chiedere l’annullamento della decisione dei giudici Daniela Verrina e del presidente Giorgio Ricci.
Il giudice che liberò il killer «arresta» Gratteri
Daniela Verrina ha respinto l’affidamento in prova per il dirigente condannato per falso sui fatti del G8. Fu lei a rilasciare il permesso premio a Gagliano
