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Veleni sotterrati e morti sospette: la Procura apre un’inchiesta

Dopo la denuncia Finanza e Noe di Roma indagano su mandato del procuratore Mercone

CASSINO Animali da cortile che muoiono in pochi istanti e dopo aver bevuto l’acqua di un canale. Vegetazione inesistente lì dove, secondo alcuni, venti anni fa, sono state seppellite scorie di cromo esavalente. E poi uomini e donne malati allo stesso modo. Tanti, troppi nel raggio di pochi chilometri, anche bambini, tutti hanno inspiegabilmente contratto il Linfoma di Hodking. Accade a Cassino, in località Nocione dove, oramai da mesi, è in corso un’indagine della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del Noe di Roma. Sul risultato degli accertamenti non trapela nulla ma, proprio nel giorno dell’antivigilia di Natale, Edoardo Grossi, componente della Consulta Ambiente al Comune di Cassino, ha inviato un telegramma al procuratore Mario Mercone. «Sequestrate dei terreni e impedite che gli animali vadano al pascolo. Sotto quell’appezzamento di terreno ad uso agricolo sono venti anni che è seppellito l’inferno». Eppure la contrada Nocione, a vederla di prima mattina e con i tiepidi raggi di sole che scaldano la campagna, sembra una zona tranquilla, amena, situata alle pendici dell’abbazia benedettina più famosa al mondo: Montecassino. Basta, però, fissare con attenzione alcuni dettagli per comprendere che c’è qualcosa di stonato. Un canale di scolo delle acque reflue ha il letto color rame. E soprattutto le abitazioni del circondario hanno tutte i pozzi sigillati. La nostra presenza richiama l’attenzione di un’anziana residente: sta pulendo il cortile antistante casa. Ci racconta, non senza commozione, quanto visto con i propri occhi tanto tempo fa. «Era una giornata calda, d’agosto e tutti avevamo sete, persino gli animali. Da alcuni giorni il canale qui accanto, Nocione, era particolarmente maleodorante e soprattutto era divenuto color ruggine. Nei giorni precedenti avevamo visto uno strano movimento notturno di camion e avevamo sentito degli escavatori in funzione. Alla richiesta di spiegazioni ci hanno risposto che stavano compiendo dei lavori di bonifica di un terreno. Tornando a quel giorno di mezza estate, all’improvviso dal pollaio della mia vicina sono scappati una trentina di animali tra galline e pulcini. Quelle povere bestie per sbaglio sono finite nel fosso. Sono morte in meno di cinque minuti. Da quel momento in poi abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua. Da quel giorno non viviamo più bene. Sempre con il pensiero fisso a quell’appezzamento di terra coperto di erba e rovi». Basta spostarsi di qualche chilometro, in direzione di Frosinone, è troviamo un’altra area oggi sotto inchiesta. Stesso modus operandi, stesse gravissime conseguenze per l’uomo e per l’ecosistema. Non una coincidenza per il procuratore capo Mario Mercone che, qualche giorno prima delle festività natalizie, ha conferito l’incarico a Carabinieri e Guardia di Finanza. Dovranno fare completa chiarezza su alcune situazioni ambientali. Troppe le segnalazioni arrivate da alcuni policlinici italiani specializzati nella cura del Linfoma di Hodgkin, una malattia che colpisce i linfonodi e che, come attestato da anni di ricerche, può essere provocata anche da costante contatto (anche involontario) con il cromo esavalente. Una segnalazione questa che, se dovesse trovare un riscontro, potrebbe ridisegnare una nuova mappatura dei terreni agricoli e delle zone limitrofe a stabilimenti industriali in disuso. La prima denuncia è arrivata due anni fa quando, un uomo residente nella zona di Nocione riferì al personale della DIA di Roma quanto accaduto nella contrada una ventina di anni fa. Dichiarazioni che oggi sono ritenute di fondamentale importanza per il buon esito dell’inchiesta. Il nostro viaggio della vergogna finisce una decina di chilometri più a sud di Cassino, a San Vittore del Lazio. Qui, in un’azienda che produceva mattoni per forni anche da pizzeria, i Carabinieri del Noe nel 1998, coordinati dall’oggi colonnello Antonio Menga, trovarono seppelliti fusti di cromo. Le falde acquifere delle zone furono irrimediabilmente compromesse. Nelle fattorie limitrofe ancora oggi si danno alla luce agnellini con due teste e con un solo occhio. Anche in questo caso, come negli altri due, non è stata effettuata nessuna bonifica. Nonostante i fondi stanziati. Ma questa è tutta un’altra storia.

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