Attualità

Morto Kalashnikov, padre del letale AK-47

Uno dei motivi del successo era proprio la sua semplicità. Non era il più veloce, il più preciso, ma il più pratico

Mikhail Kalashnikov se ne è andato non per una pallottola 7.62, ma per un colpo al cuore. O meglio, per un infarto. E una raffica di gelo si scaglia in suo onore nel cielo sovietico. Un rumore sordo, a ripetizione che riverbera nelle menti e nei cuori delle rivoluzioni del secolo passato. Chi voleva e vuole uccidere indiscriminatamente e a buon mercato, per una lotta di libertà o presuntata tale, ne ha imbracciato uno. Almeno una volta. Hanno sparato con quel fucile anche i peggiori criminali del mondo. Dal quartiere Scampia di Napoli, il bastione di gomorra, fino alle favelas sudamericane. Lo chiamano Ak-47, ma il suo nome di battesimo è Avtomat Kalashnikova obrazca 1947 goda, per gli amici Kalashnikov. E uccide senza pietà. E' morto il suo creatore, un eroe nazionale per Mosca e un simbolo per l'orgoglio militare per la Russia. Quando Mikhail progettò quest'arma probabilmente non sapeva che sarebbe diventata il più diffuso fucile d’assalto del mondo, l’arma da fuoco più utilizzata nelle guerre simmetriche o asimmetriche della nostra epoca. In tutto ne sono stati prodotti circa 70 milioni. Spara seicento proiettili al minuto e varianti se ne trovano a volontà tra Cina, Corea del Nord e Polonia.  Kalashnikov è morto all'età di 94 anni a Izhevsk, la località della Russia Centrale, dove era cresciuto e dove si trovava la fabbrica che costruiva le sue armi. Sui monti Urali. Nacque povero nel 1919, divenne ingegnere esperto di meccanica e affinò la conoscenza delle armi sul fronte della seconda guerra mondiale, dove era carrista. Finito in ospedale e congedato, per far fronte alle micidiali mitragliatrici tedesche, una su tutte il StG 44 - il padre di tutti i fucili d'assalto - si mise a "studiare" per brevettare un’arma altrettanto efficace. Ma dovette terminare il conflitto perché vedesse la luce il celebre AK47. A partire da allora, il fucile, presto sinonimo di efficienza ed economicità, divenne in origine l’arma simbolo dei movimenti rivoluzionari terzomondisti, che si trattasse di guerriglia cubana o di quella vietnamita poco importava. Lui, fedele all’Urss, generale dell’Armata Rossa, finché ci fu il Patto di Varsavia non chiese una lira, per i diritti della sua invenzione. Poi, dissoltasi l'Urss, decise che qualcosa ci doveva guadagnare pure lui e Kalashnikov iniziò a concedere il celebre cognome a svariati prodotti, compresa una marca di vodka. Nel settembre del 2001 il capo di stato maggiore russo, il generale Nikolai Makarov ne annunciò il ritiro dal commercio. "La dotazione dell’arsenale nazionale supera di una dozzina di volte il necessario" dichiarò. La decisione arrivò come una mannaia sulla testa della Izhmash, la fabbrica che produce armi dal 1807, già segnata dalla crisi finanziaria e dall’insuccesso sul mercato internazionale dei suoi ultimi modelli: l’AK-97 e l’AK-100. Il crollo dei miti rivoluzionari e delle ideologie del novecento portarono con se anche un notevole indotto di idee e polvere da sparo. Uno dei motivi del successo dell’AK-47 era proprio la sua semplicità. Non era il più veloce, il più preciso o letale dei fucili. Ma il più pratico, composto di sole otto parti mobili. Che poteva essere smontato e rimontato in pochi minuti e riprendere a sparare dopo essere stato sommerso dall’acqua, impregnato di fango, esposto al fuoco o alla sabbia. Nicholas Cage nella parte del mercante d’armi Yuri Orlov in "Lord of War" ricorda: "È tanto facile che anche i bambini possono usarlo. E lo fanno". L’AK-47 è stato oggetto di un recente saggio del reporter americano Michael Hodges: AK 47, the story of a gun. Per Hodges il kalashnikov, è la Coca Cola delle armi leggere. Una scelta di vita che accomuna guerriglieri palestinesi, ribelli ceceni, signori della guerra somali, mercenari di tutto il mondo. Oggi, con la morte del suo inventore, cade un altro muro nella vecchia Europa. O è solo un colpo di frusta della storia arrivato in tempo per il Natale.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.