Movimento dei forconi, antagonisti, terrorismo cibernetico, nuove Brigate Rosse, anarchici insurrezionalisti, studenti e tutto il variegato fronte del «no», dai No tav, ai No Muos fino ai No Dal Molin. E ancora i supporter palestinesi, la destra radicale, i neonazisti, gli skinhead, la criminalità organizzata. Un filo comune lega questi mondi spesso distanti anni luce o contrapposti: la crisi economica. Disoccupazione, sensibile calo del benessere generale e precariato sono fonti di disagio sociale che potrebbero essere sfruttate per giustificare e incrementare azioni violente, attentati, malaffare, riciclaggio, usura e insediamento «imprenditoriale» delle mafie, soprattutto di quella calabrese, come avverte un recente e allarmante rapporto dell’intelligence. Questi «mondi», infatti, sono in fermento. Pronti a entrare in azione. Si comincia l’8 dicembre con il movimento dei forconi siciliano, protagonista a gennaio 2012 di numerose mobilitazioni non propriamente pacifiche. I suoi esponenti hanno promosso un coordinamento nazionale che domenica provocherà blocchi stradali in tutto il Paese. L’antagonismo di sinistra, dopo il 19 ottobre, tende a saldarsi con la protesta studentesca. Le pratiche violente di lotta contro l’Alta Velocità in Val di Susa hanno «favorito il protagonismo delle frange più oltranziste», anche se i comitati popolari hanno cominciato a prendere le distanze dagli estremisti. A rischio di radicalizzazione, però, pure i gruppi che si oppongono al Terzo Valico tra Liguria e Piemonte, mentre prende quota l’opposizione contro il gasdotto in Puglia. In Lombardia, poi, desta preoccupazione la visibilità che potrebbero fornire azioni durante l’Expo di Milano del 2015. La destra radicale sta cercando consenso su tematiche che sono tradizionale monopolio degli antagonisti e del movimento anticrisi e questo potrebbe produrre scontri tra fazioni opposte. Nel contempo skinhead e razzisti stanno saldando rapporti con i loro referenti europei. E la cosa non promette nulla di buono. Andiamo avanti. Anarchici, emuli moderni delle Br ed esponenti anti-imperialisti stanno affilando le armi, facendo appello al «sabotaggio e all’attacco diretto». Nel loro mirino: apparati e uomini delle forze dell’ordine, magistrati e bersagli rappresentativi dei fronti di lotta come l’antimilitarismo, l’opposizione ai poteri economico-finanziari e ai «media di regime», al dominio tecnologico e allo sfruttamento ambientale. E non è finita. La crisi, si legge nella relazione, «costituisce humus fertile per le capacità parassitarie e collusive mafiose, esaltando le potenzialità competitive delle cosche nei mercati nazionali ed esteri». Da un lato i gruppi «militari» tenderanno sempre più a gestire attività criminali «localistiche» di tipo predatorio. Dall’altro, i clan con maggiore disponibilità economica, che rappresentano «la vera minaccia», cercheranno di infiltrarsi sempre più profondamente nei «centri decisionali amministrativi (appalti, commesse e servizi), sfruttando la delegittimazione dei partiti. Al primo posto c’è la ’Ndrangheta, che ha come obiettivo anche il Nordafrica all’indomani delle «rivoluzioni» progressiste. Insomma, sarà un inverno caldo.
E cresce il rischio antagonisti armati
Estremisti in fermento, forconi in arrivo: «Sarà un inverno caldo». Si comincia l’otto dicembre con blocchi stradali dalla Sicilia al Friuli
