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"Alle 4 di notte balli, fiumi di alcol e cocaina"

Il «protettore» Mirko Ieni racconta ai pm il comportamento delle ragazzine in discoteca

Il rapporto fra le baby squillo e Mirko Ieni era così: «Alle tre, quattro di notte, in situazioni assurde, le trovi con cannucce al naso, con la sigaretta in bocca». Il «protettore» racconta quali erano i comportamenti delle due ragazzine in discoteca: dall’alcol alla cocaina. E anche il loro atteggiamento: «Quando le vedevi lì dentro come potevi non pensare che erano maggiorenni». Ma le pressioni per prostituirsi «partivano da Nunzio (Pizzacalla, ndr), e io soltanto forse ho dato una mano, perché loro me lo chiedevano». Un vero e proprio rimpallo di responsabilità, quello che fa il «pappone» Ieni. Il particolare è svelato negli atti dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma sul giro di prostituzione minorile. Un’indagine che ha fatto luce sul «mercimonio» di due ragazzine di 15 e 14 anni. Liceali e amiche, finite su istigazioni di Ieni, Pizzacalla e della mamma della più piccola, a svendere il proprio corpo nell’appartamento della vergogna in via dei Parioli. Ma gli atti svelano come sia in atto un vero e proprio tentativo difensivo di sfuggire alle ipotesi di reato avanzate dai magistrati e dai carabinieri del Nucleo investigativo. C’è, per esempio, Ieni, che in tutti i modi tenta di svilire la propria posizione, addossando la responsabilità di aver sfruttato le due minorenni a Pizzacalla. Racconta che «a me non me ne frega niente di loro come donne dal punto di vista sessuale. Era quasi un’amicizia (…) non esiste una cosa del genere. È stato brutto proprio il contesto. Che poi partivano le cose da Nunzio (Pizzacalla, ndr) (…) ho dato una mano, perché loro (le ragazzine, ndr) me lo chiedevano, e in più a quello che già loro facevano a livello privato o con altre persone, che mettevano annunci (…)». C’è da dire, però, che il racconto che fa l’uomo proprio non convince. D’altronde sono diverse le intercettazioni che dimostrano come invece Ieni tenesse a che le due minori incontrassero uomini per avere in cambio una percentuale. Infine, che avesse un ruolo di rilievo, lo racconta pure la mamma della 14enne, quando afferma ai magistrati di sapere solo che la figlia «spacciava a casa di Mimmì (soprannome di Ieni, ndr)» ma che ugualmente non aveva voluto denunciare perché «c’ho avuto paura che fosse…io queste persone non le conoscevo e ho avuto paura…paura per mia figlia». Pizzacalla, invece, è l’unico personaggio di questa disgustosa vicenda che ancora non ha avanzato alcuna richiesta al Tribunale. Il suo legale afferma che «presto depositeremo un’istanza di scarcerazione, basata su indagini difensive che stiamo compiendo, soprattutto sugli scambi di sms». Secondo la Procura «Nunzio» ha un obiettivo specifico: il procacciamento di prostitute e di clienti. Per i militari dell’Arma è - con Ieni - il vero e proprio «dominus» dei traffici illeciti e tenta in tutti i modi di far entrare nella sua «scuderia» anche le ragazzine. Scrivono gli investigatori che «l’interesse di Pizzacalla» può desumersi dal tentativo di «convincere la minore (di 15 anni, ndr) ad avere rapporti sessuali con clienti evidentemente procacciati dallo stesso» oltre che da avere una specie di “stipendio“: «Non meno di 2mila mensili - scrive l’uomo in un sms - 600 mie il resto è tuo». Nelle informative, infatti, si legge che «al fine di pubblicizzare al meglio l’attività di prostituzione della minore, dall’utenza intestata a Pizzacalla sono stati in più occasioni, inviati messaggi di testo contenenti richieste di invio di foto e video che ritraggono la minore in pose sexy e in atteggiamenti sessualmente provocanti». Tra questi sms, ce ne sono due del 17 maggio scorso, in cui l’uomo afferma: «Bella descrizione mi servono foto dove si vede tutto il corpo se ha anche sexy», o un altro dello stesso giorno in cui afferma che «mi servono video mi serve per vedere come ti sai muovere e presentare così domani se riesco a trovare un cliente già so come sei».

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