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Raid contro i suoi giocatori Dirigente nei guai

Poco lontano da Salerno e da Nocera Inferiore c’è Castellammare di Stabia, «feudo» camorristico dei D'Alessandro. Uno dei gruppi criminali più temuti e feroci del napoletano. Fa soldi con droga,...

Poco lontano da Salerno e da Nocera Inferiore c’è Castellammare di Stabia, «feudo» camorristico dei D'Alessandro. Uno dei gruppi criminali più temuti e feroci del napoletano. Fa soldi con droga, racket e calcio scommesse. Tanto che sul sottobosco calcistico- malavitoso locale, da un paio di anni, sono accesi i fari della Direzione distrettuale antimafia di Napoli (pm Filippelli e Siragusa) che ha messo sotto inchiesta un bel po’ di pregiudicati e, addirittura, l’ex tecnico dell’Inter Hector Cuper per alcune presunte combine nei campionati spagnolo e argentino. In una delle ultime inchieste è finito indagato anche l’attuale ds della Juve Stabia (il club cittadino che milita in B) per aver organizzato una spedizione punitiva, dai contorni oscuri, contro i suoi stessi giocatori. È tutto scritto nelle carte giudiziarie ancora all’attenzione dei giudici di primo grado: al ritorno dalla disastrosa trasferta di Pistoia, il 30 marzo 2009, i calciatori vennero circondati e picchiati da un gruppo di balordi. Schiaffi, pugni, frustate con le cinghie e sputi: un uragano di violenza che si concluse coi giocatori costretti a svestirsi perché indegni, secondo gli ultras, di indossare i colori sociali. Restarono in mutande nel piazzale, davanti all’ingresso del campo sportivo, e solo la premura di un magazziniere che recuperò al volo un po’ di tute evitò che a quella scena assistessero i passanti. Un raid criminale, hanno scritto i pm antimafia nell’avviso di conclusione delle indagini, attuato con l’aiuto di soggetti legati ai D’Alessandro «al duplice scopo di infliggere ai calciatori una pesante umiliazione e di minacciare gli stessi di ulteriori e più gravi rappresaglie in caso di nuove sconfitte». Ricostruzione quest’ultima che, però, Amodio ha sempre rigettato con forza dicendosi del tutto estraneo a qualsiasi gesto di violenza nei confronti dei suoi stessi atleti. Non un episodio isolato, in quella stagione comunque: appena 24 ore dopo la mattanza, lunedì 31 marzo, sulla panchina della Juve Stabia, all’interno dello stadio «Romeo Menti», comparvero 11 manifesti funebri e altrettanti lumini dedicati ai calciatori che avrebbero tradito i colori sociali. Al termine della stagione, molti giocatori lasciarono Castellammare di Stabia per non farvi più ritorno.

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