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Il manuale delle lolite per mettersi in «proprio»

Il manuale imprenditoriale delle baby-squillo: gestire autonomamente i clienti e gli spostamenti, così da sfuggire alle richieste di denaro dei «papponi».È una parte che colpisce dell’audizione...

Il manuale imprenditoriale delle baby-squillo: gestire autonomamente i clienti e gli spostamenti, così da sfuggire alle richieste di denaro dei «papponi». È una parte che colpisce dell’audizione della piccola 14enne, finita con l’amica di 15 anni, in un giro di prostituzione di ampie proporzioni. Una vicenda che tira in ballo Nunzio Pizzicalla, finito in manette con altri quattro perché accusato di «aver reclutato e indotto alla prostituzione» le due liceali. La ragazza racconta di supposte richieste di denaro: «Nunzio pretendeva che io gli dessi i soldi che prendevo dai clienti. Ricordo che ci siamo contattati via internet e lui poi mi procurava i clienti e mi contattava sul telefono. Io incontravo i clienti e mi facevo pagare ma a lui non ho dato soldi. Mi ha dato un appuntamento nel quale gli dovevo dare i soldi ma io non ci sono mai andata». Così, dopo queste richieste di denaro le due ragazzine avrebbe pensato di mettersi in proprio: avviare autonomamente il business della prostituzione, gestendosi, attraverso gli annunci su Bakecaincontri, tutti i clienti e trattenendo il denaro. Una forma di «imprenditoria» ideata dalle ragazzine di 15 e 14 anni. La più piccolina, racconta che «la prima volta che» la 15enne «è venuta con me avevamo deciso di metterci da sole, dopo il fatto di Pizzicalla. Il primo appuntamento lo abbiamo avuto con uno a piazza Fiume, ci siamo divisi i compiti: lei doveva avere i rapporti sessuali. Io le ho fatto vedere come si doveva fare su internet, io prendevo i soldi e me li facevo dare prima del rapporto che lei consumava. Anche io chiamavo il taxi per andare agli incontri con i clienti, io l’ho vista come una cosa "alla pari"». Un altro capitolo dell’inchiesta che potrebbe deflagrare, compromettendo ulteriormente la posizione degli indagati, riguarda lo spaccio di cocaina. I soggetti cardine di questo filone d’indagine, che presto potrebbe riservare nuove sorprese, sono lo stesso Pizzicalla e «il cliente Bambus». A rivelare il ruolo dei due è la giovane 14enne nel corso di un riconoscimento fotografico con i carabinieri del Nucleo investigativo. La ragazza parla esplicitamente dello spacciatore che la riforniva di cocaina, droga che proveniva dal quartiere romano di «Monteverde». Ma andiamo con ordine, in quanto la vicenda merita un’attenta analisi. A partire proprio dal ruolo di Pizzicalla, che avrebbe presentato il pusher «Bambus» alle due minori. Così, nel corso del riconoscimento fotografico, gli investigatori e i magistrati della Procura della Repubblica di Roma, chiedono conto «della cocaina consumata dalle due» minori prostitute. La giovane parla di Bambus: «Ricordo che quel giorno ha avuto un rapporto sessuale con» la 15enne «e come compenso ha dato la cocaina e 100 euro (…) io ritengo che non sapesse che noi eravamo minorenni (…) il rapporto sessuale si è consumato in un hotel sull’Aurelia (…) confermo che nel corso di una telefonata con Bambus abbiamo parlato sia del compenso della prestazione sessuale di denaro che dei grammi di cocaina». La giovane, poi, aggiunge di aver «concordato» con Bambus «100 euro più quattro grammi di cocaina». Il contatto «ce lo ha dato Nunzio (Pizzicalla, ndr) (…) Ho ricevuto droga da Bambus, Mimmì (Mirko Ieini, anche lui arrestato, ndr)». Nel corso della deposizione, poi, spiega che «Bambus prendeva la cocaina dal cugino a Monteverde». Il nome di «Bambus», comunque, compare in questa inchiesta fin dal principio. Da quando la mamma della 14enne si è presentata ai carabinieri della stazione di Settebagni, affermando di aver trovato nella rubrica telefonica del cellulare della figlia il nome «cliente Bambus». In quella denuncia, poche pagine che hanno dato il via all’inchiesta, si legge che «spontaneamente consegnava una piccolissima quantità di sostanza polverosa di colore bianco, all’interno di una fiala di plastica con tappo e riferiva di averla rinvenuta all’interno della borsetta della figlia, che custodiva nella cameretta».

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