Attualità

L’Antiterrorismo svela i nuovi black bloc

Patto scellerato tra le tute nere e gli immigrati richiedenti asilo politico Alleanza coi figli della Roma bene, studenti e violenti per emulazione

Alleanza con stranieri e insospettabili figli della Roma bene. L’Antiterrorismo fa il punto sui violenti che hanno seminato scompiglio nelle ultime manifestazioni nella Capitale e segnala la complicità di forze nuove tra gli antagonisti. L’identikit del black bloc è cambiato. Secondo gli investigatori la novità da tenere sotto controllo è il patto scellerato con extracomunitari e violenti per caso, di emulazione. I recenti scontri hanno dimostrato che nei movimenti di piazza esistono quattro livelli. Al primo si ritiene ci siano gli ideologi: in passato hanno militato nelle file del terrorismo di casa nostra e continuano a dare battaglia «all’ordine precostituito», istituzioni e capitalismo imperialista. Per dare linfa ideologica alla causa e tenere sempre alta la fiamma dei disordini basta una lettera dal carcere, incontrare le persone giuste, magari in un centro sociale. Questi "cattivi profeti" coi capelli brizzolati sono collegati al mondo anarco-insurrezionalista, anche straniero, manifestando solidarietà quando qualcuno di loro rimane impigliato nella giustizia. E la solidarietà significa mettere a segno altri attacchi. Un esempio lo offre «un Anonimo» che sul sito Radioazione pubblica un messaggio di vicinanza ai «due anarchici, Alfredo Cospito e Nicola Gai» che «hanno rivendicato in un’aula del Tribunale di Genova l’azzoppamento di Roberto Adinolfi avvenuto il 7 maggio 2012». Scrive: «Di colpi di pistola, di echi di esplosioni ne voglio sentire ancora. 10, 100, 1000 Azioni Armate! Viva la Federazione Anarchica Informale/ Fronte Rivoluzionario Internazionale! Solidarietà alle C.C.F.-F.A.I./F.R.I.! Solidarietà a tutti i nuclei di azione F.A.I./F.R.I.!». Secondo l’Antiterrorismo, per costoro i bersagli da colpire sono palazzi del potere, banche, catene di negozi con griffe internazionali e carceri. Danneggiarli, invaderli anche con un blitz lampo, simbolicamente significa molto. Ecco perché obiettivi sensibili come Senato, Camera dei deputati, Palazzo Chigi o altre sedi ogni volta sono difesi come fortini. Farli violare sarebbe la capitolazione. Nella lista sono finiti anche i giornali, come Il Tempo , che i dimostranti volevano assaltare la mattina del 31 ottobre. Alla vigilia della dimostrazione annunciata, le forze di polizia prendono accordi con gli organizzatori. Tollerano il lancio di uova, gli insulti e perfino qualche sputo sugli scudi in cambio dell’assicurazione che non si andrà oltre. Un copione, però, che quasi mai viene rispettato. È successo il 19 ottobre con l’improvvisa sterzata di un manipolo da Santa Maria Maggiore a via Napoleone III, all’Esquilino, provando ad affrontare gli appartenenti della destra di CasaPound. Non si è arrivati alle botte per l’intervento delle forze di polizia e per il servizio di sicurezza interno ai manifestanti, fatto soprattutto da immigrati. I black bloc hanno fatto il bis a via XX Settembre e a piazza Porta Pia, dove alcuni sono stati "puniti" a calci e pugni da alcuni senzacasa. Il secondo piano della regia è rappresentato dagli adulti che si mischiano agli indignati. Hanno un curriculum assai noto alle forze di polizia. Perciò possiedono un carisma riconosciuto. Quando è il momento si dà il via libera - una bandiera alzata, rossa e nera come quella degli anarchici, o col teschio dei pirati - è si scatenano. Il terzo piano è dei black bloc che entrano in azione. Sono in mezzo al fiume umano. In un attimo si compattano, si coprono il volto e spaccano. Il quarto e ultimo livello sono i nuovi arrivati, extracomunitari e figli della Roma bene. Sono richiedenti asilo, scappati dai Paesi del Nord e del Centro Africa, e anche qualche bengalese. I disperati fanno mucchio e diventano antagonisti. Sono obbligati a sfilare, altrimenti perdono il tetto sopra la testa, l’alloggio occupato che gli è stato assegnato. Eppoi ci sono i giovani, anche tedeschi, greci e francesi. Sono minorenni e maggiorenni da poco, figli di famiglie agiate, studenti di licei prestigiosi oppure universitari, vivono in abitazioni di lusso, in zone residenziali, hanno un abbigliamento curato, magari portano un cognome nobile e si fanno contagiare dalla piazza. Per gli agenti cercano di prevenire. E qui pesa il mancato turn over del personale in divisa. Chi ha 50 anni si fa notare. Così evitare il peggio è sempre più difficile e attaccare i simboli è un obiettivo alla portata.

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