La mattina Lelly e Mary, 14 e 15 anni, andavano a scuola media. Il pomeriggio si prostituivano per comprare droga, sfruttate da quattro insospettabili, anche un sottufficiale dell’Esercito, conosciuti in chat, su Internet, guadagnando fino a 600 euro al giorno. Una delle madri sapeva tutto e incassava parte dei soldi delle prestazioni sessuali. L’altra donna, invece, ha dato il via all’inchiesta: ha denunciato che ultimamente la figlia era diventata violenta e aveva troppi soldi in tasca. La brutta storia è accaduta nel cuore di Roma, in zona Parioli, a due passi dalla sede del II Gruppo dei vigili urbani. Ieri è finita con l’arresto dei quattro uomini e della madre scellerata. I provvedimenti sono stati richiesti dai pm Maria Monteleone e Cristiana Macchiusi, firmati dal gip Maddalena Cipriani, eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, del colonnello Lorenzo Sabatino. I coinvolti sono Nunzio Pizzacalla, 34 anni, abruzzese, caporale dell’Esercito. E i romani Mirko Ieni, di 38, il commercialista Riccardo Sbarra (35), e il commerciante Micheal Mario De Quattro (29). L’accusa è di sfruttamento della prostituzione. Per concorso sono stati denunciati anche sei clienti delle giovanissime, i quali hanno cercato di difendersi dicendo che non si erano accorti dell’età di Lelly e Mary. La vicenda comincia da aprile. Sul web una delle minori viene agganciata da quello che gli investigatori ritengono l’ideatore dello sfruttamento, Mirko Ieni. Lui seduce, riesce a convincere. Così l’uomo propone di fare sesso a pagamento. La ragazzina ci sta. Anzi, coinvolge nell’affare pure una sua amica di scuola. L’appartamento per gli incontri (ora sequestrato) viene preso in affitto ai Parioli. Il proprietario di casa non immagina niente. Il giro diventa a diversi zeri. Due ragazze di 14 e 15 anni attirano: 250 euro all’ora con la possibilità di avere anche dei servizi particolari. Quest’estate un cliente ha chiesto di portarle in barca fino a Cannes. Un altro invece vuole compagnia per il suo viaggio all’isola di Ponza. Ieni gli ha risposto che ci volevano 1.000 al giorno e la vacanza proibita è saltata. I primi problemi sono venuti fuori quando è cominciata la scuola e le due giovani dovevano conciliare la doppia vita. Droga, sesso, libri. Le loro personalità non hanno retto. Soprattutto quella della seconda amica, tirata in ballo dalla compagna delle medie. La madre la vede strana. È troppo nervosa. Un giorno faceva domande alla figlia, la incalzava, e lei le ha risposto: «Guarda che chiamo i miei amici drogati e ti faccio dar fuoco». Ha anche alzato le mani. Allora sono cominciati i brutti sospetti. La mamma riesce a frugare nella sua borsa e trova duecento euro, un’enormità. Va dai carabinieri di Settebagni è racconta tutto. Dà il numero di cellulare della figlia e i militari cominciano a sbirciare tra le conversazioni, sia via sms sia sull’applicazione Whats App. Vengono fuori i contatti con Mirko Ieni, i messaggi espliciti. In fretta i militari ricostruiscono la rete di relazioni. Una storia difficile da credere. Ma è così. Scoprono di trovarsi di fronte a un caso di sfruttamento della prostituzione, in cui le vittime sono due ragazzine di 14 e 15 anni, e il presunto aguzzino non è solo l’uomo conosciuto in chat, ma anche la madre di una di loro. Non solo. Ci sono anche l’abruzzese Nunzio Pizzacalla, Riccardo Sbarra e Michael Mario De Quattro. I primi due avrebbero giocato un ruolo attivo nel procacciare gli incontri. Il terzo è accusato di tentata estorsione nei confronti di una ragazza: prima l’avrebbe filmata in pose osée, poi avrebbe tentato di ricattarla pretendendo 1.500 euro, altrimenti avrebbe messo su Internet il materiale pornografico. I carabinieri indagano anche sulle tracce emerse circa un presunto giro di escort sulle piazze di Roma, Bologna e Milano. «Sono frequenti le storie di giovani che per la cocaina - spiega la psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris, dirige la rivista degli psicologi italiani "Psicologia contemporanea" - arrivano a prostituirsi per poi avere i soldi necessari all’acquisto, ma in questo caso c’è un fattore più importante, una questione attinente al linguaggio, al fatto che la prostituzione viene presentata come un lavoro come gli altri e in questo modo, per gli adolescenti, non è più un tabù. Questi ragazzi - continua la psicologa - sono vittime, "corrotti" dall’ipersessualizzazione dei media, di Internet, dei film, degli spot dove anche per vendere una pentola si utilizza una donna nuda. Ed è chiaro che se dai genitori non viene offerta una scala di valori diventano possibili anche storie incredibili come questa, dove infatti abbiamo da una parte la famiglia "bene" in conflitto con la figlia, dall’altra una mamma che addirittura approva l’operato della figlia e intasca i soldi da lei guadagnati». Secondo Anna Oliverio Ferraris, «bisogna recuperare la famiglia prima dei giovani, perché il problema degli adolescenti sono sempre gli adulti».
Prostitute-bambine nella Roma bene
Ai Parioli. Adescate in chat. Avevano 14 e 15 anni. Tra i 5 arresti, un caporale e la madre di una minore
