Due condanne, due assoluzioni e due posizioni dichiarate estinte per prescrizione. Così hanno deciso, in primo grado, i giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma per lo scandalo che investì il Ministero delle politiche agricole e forestali e che vedeva tra gli imputati anche l’ex capo di gabinetto (ai tempi dei ministri Zaia prima e Galan dopo) al dicastero di via XX Settembre, Giuseppe Ambrosio. E proprio Ambrosio è stato condannato alla pena più grave: i giudici hanno infatti disposto una condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione e l’estinzione immediata dei rappoNominò dirigentirti con la pubblica amministrazione. Ambrosio avrebbe infatti recato «ingiusto vantaggio patrimoniale a Riccardo Rolli» conferendogli un incarico da dirigente, della durata di 5 anni, per fronteggiare lo stato di crisi nel settore della pesca marittima e dell’acquacoltura in Sicilia. Ambrosio è stato condannato poi per avere nominato Lorenzo Forte come «vice capo dell’ufficio legislativo»: incarico che non solo non è previsto nell’organico ma che, comunque, non poteva in tutti i casi essere conferito dal capo di gabinetto del Ministero. Punito dai giudici anche il terzo reato che aveva portato Ambrosio alla sbarra: l’ex capo di gabinetto del Ministero infatti avrebbe fatto pressioni, abusando dei suoi poteri, su Bruno Grasso e Angela Amaturo (parti civili nel procedimento appena concluso) affinché ritirassero le denunce che avevano presentato e minacciandoli di future ripercussioni legali. Un anno e dieci mesi di carcere invece la condanna decisa per l’ex direttore generale per la tutela del consumatore al dipartimento delle politiche di sviluppo del ministero, Carocci, che avrebbe conferito tre incarichi dirigenziali, di sei mesi ciascuno, alla moglie dello stesso Ambrosio, Stefania Ricciardi «attestando falsamente che la stessa sarebbe in possesso di una laurea». Dichiarate invece prescritte dai giudici (i reati contestati risalgono infatti al gennaio del 2006) le posizioni della stessa Ricciardi e della segretaria di Giuseppe Ambrosio, Simona Di Giuseppe. Sono stati infine assolti gli altri due imputati del procedimento, gli ex direttori generali del Ministero delle politiche agricole, Abate e Cacopardi. Il Tribunale ha poi disposto la liquidazione delle spese legali per le parti civili nel processo, i sindacalisti Grasso e Amaturo, rinviando a un processo civile la quantificazione del danno subito. «Sono soddisfatto dal risultato ottenuto - ha dichiarato dopo la lettura del dispositivo di sentenza l’avvocato delle parti civili, Vincenzo Perticaro - anche se tutto sommato mi aspettavo una pena ancora più severa».
Nominò dirigenti Ambrosio condannato
Vincenzo Imperitura Due condanne, due assoluzioni e due posizioni dichiarate estinte per prescrizione. Così hanno deciso, in primo grado, i giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma...