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I diari di Elisa svelano la voce sincera di quelle che restano

Nel nuovo album della cantante anche De Gregori e Calcutta

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le mie coordinate. Nato a Foggia e romano d'adozione. La laurea in Scienze della Comunicazione e la passione per il giornalismo mi portano nella redazione de "Il Tempo". Come critico musicale collaboro con “Container" su Radio Italia Anni '60.

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Sono ormai vent'anni che Elisa è lì. E ci sta con l'eleganza di un'autrice che sa rinnovarsi e tornare sempre con qualcosa di importante da dire. Come fa col suo nuovo "Diari aperti", undici canzoni che spaziano dall'intimismo più privato di "Anche fragile" ai ritmi divertiti de "L'estate è già fuori". Ha deciso di scrivere in italiano perché vuole mettersi a nudo. Completamente. E ci riesce con melodie leggere e ispirate. Dà spazio ai nuovi autori del pop italiano come Calcutta che ha scritto per lei "Se piovesse il tuo nome". Fino a duettare con Francesco De Gregori in "Quelli che restano", praticamente un manifesto di chi continua a stupire. Nonostante o (forse) oltre l'era dei talent show.

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