Peggio che col Bayern Monaco in Champions due anni fa. Una vergogna, una disfatta che complica il cammino del girone di Europa League dove la Lazio ora è terza in classifica scavalcata anche dal Feyenoord che ha vinto di goleada con lo Sturm Graz (6-0). La banda di Sarri ci è andata vicino, ha perso 5-1 sul campo dei modesti danesi del Midtjylland, presa a pallonate quasi senza accorgersene. Senza reagire.
Altro che tre vittorie di seguito, il tecnico toscano non sfatà questo tabù e la Lazio diventa troppo brutta per essere vera tornando a incassare cinque gol in Europa come era successo a Valencia nel 2000. Una prova indegna che lascerà il segno, toglie sicurezza e fa diventare la trasferta di Cremona un bivio per non sprofondare in un’altra crisi d’identità.
Otto novità, difesa e centrocampo completamente diversi più Pedro nel tridente offensivo a confermare che Sarri ha ormai sposato il turn-over. Si rivedono Hysaj e Radu dall’inizio, coppia centrale Gila-Romagnoli, mentre in mezzo agiscono Vecino-Cataldi e Luis Alberto (Marcos Antonio e Milinkovic in panchina), Immobile e Anderson al solito posto in attacco. Mancano i due più in forma per infortunio: Lazzari e Zaccagni sono rimasti a Roma. Il tecnico spagnolo Capellas, subentrato da qualche partita, con un passato nel Barcellona B, presenta un modulo speculare e punta sul tridente Isaksen, Kaba e Dreyer.
Partenza normale, almeno sembra: la Lazio controlla il gioco, ma scherza col fuoco perché non conclude mai verso la porta avversaria cercando troppo la giocata di fino. Così, col passare dei minuti, i danesi prendono campo e soprattutto si aggrappano al contropiede. Letale per i biancocelesti lenti e compassati con alcuni elementi assolutamente fuori partita. Così nel giro di quattro minuti si fanno infilare due volte, prima da Paulinho bravo a girarsi e fare secco Provedel (forse ci sarebbe un fuorigioco in partenza dell’imprendibile Isaksen) e poco dopo con Kaba bravo a sfruttare una scivolata da terza categoria di Gila: 2-0, gara in salita. E non solo per le due reti incassate senza opporre resistenza anche per una squadra che appare stanca, spaesata e lunga. Un solo tiro in porta per tutto il primo tempo, di Pedro che sbaglia da facile posizione al termina di una delle poche azioni corali riuscite. Il resto è noia e una Lazio troppo brutta per essere vera anche se il peggio deve ancora arrivare.
Nella ripresa nessun cambio, palo di Luis Alberto e sul ribaltamento di fronte l’arbitro Dabanovic concede un rigore per un’ingenuità (veniale) di Cataldi su Isaksen: trasforma Evander. Sul 3-0 si sveglia Sarri che inserisce Milinkovic, Marusic e Cancellieri (fuori Vecino, Radu e Pedro) e il serbo illude col 3-1. Poi ancora dominio totale dei danesi con un altro rigore guadagnato da Isaksen (fallo del montenegrino appena entrato): tira ancora Evander, para Provedel sulla respinta proprio Isaksen segna il 4-1. E non è tutto, c’è anche il pokerissimo con Sviatchenko.
Dentro anche Marcos Antonio e Luka Romero (esordio europeo). Gli olè degli ottomila tifosi di casa scandiscono l’umiliazione finale. Al triplice fischio dell’arbitro, squadra sotto il settore dei 300 laziali: stavolta le scuse non possono bastare.
Sarri a fine partita è furioso:
