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Omicidio Carol Maltesi, verdetto definitivo: stangata per Davide Fontana, confermato l'ergastolo

Foto: Lapresse

Luigi Frasca
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La seconda Corte d'assise d'appello di Milano ha condannato per la terza volta Davide Fontana all'ergastolo (senza isolamento diurno) per l'omicidio di Carol Maltesi avvenuto l'11 gennaio 2022. Dopo i due annullamenti da parte della Corte di Cassazione delle precedenti sentenze, anche il collegio presieduto dal giudice Enrico Manzi ha riconosciuto che il 46enne ha premeditato l'omicidio della 26enne, uccisa a Rescaldina sferrandole 13 martellate e una coltellata mentre era legata, imbavagliata con lo scotch e incappucciata durante un filmino hard che lui stesso le aveva commissionato attraverso un finto profilo social per venderlo su Only Fans. Accolta la richiesta di condanna della sostituta procuratrice generale Simona Bellaviti che questa mattina era tornata a chiedere per Fontana la pena massima. Per il deposito delle motivazioni dell'appello ter saranno ora necessari 60 giorni. Nessuna reazione dell'imputato alla lettura del verdetto da parte del giudice Enrico Manzi che presiede il collegio. Tra 60 giorni le motivazioni.

 

 

È l'11 gennaio del 2022 quando l'ex bancario uccide la fidanzata di 26 anni nella sua abitazione di Rescaldina (Milano) poi si libera del corpo, in precedenza fatto a pezzi. La coppia aveva deciso di girare un video hard da vendere su OnlyFans: la giovane viene colpita alla testa con un martello per 13 volte mentre è legata a un palo della lap dance, poi finita con una coltellata alla gola. L'uomo non avrebbe accettato l'imminente trasferimento della donna in provincia di Verona. Dopo l'omicidio Fontana fa a pezzi il corpo tenendo i resti nel congelatore per settimane, quindi getta i quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia.

 

 

Nel primo appello i giudici hanno riconosciuto l'omicidio aggravato dalla premeditazione (oltre che dalla crudeltà), aggravante che hanno fatto aumentare la pena dai 30 anni - decisa in primo grado dai giudici di Busto Arsizio (Varese) - all'ergastolo. Premeditazione confermata nell'appello bis, aggravante rimessa in discussione dalla Cassazione per questioni tecniche legate alle motivazioni, e ora nuovamente riconosciuta dai giudici di Milano che hanno ribadito il carcere a vita. In aula, la rappresentante della pubblica accusa ha insistito sull'aggravante della premeditazione, mentre la difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Paloschi, ha rimarcato la necessità di "evitare una lettura emotiva che è l'esatto opposto della giustizia. Non tutti i giudizi devono terminare con l'ergastolo, bisogna tener conto anche delle attenuanti per non trasformare la giustizia in ingiustizia". In tal senso, dalla difesa è arrivato l'appello a tener conto del comportamento del 47enne che "ha confessato e ha collaborato durante le indagini e il processo" e sta affrontando un percorso di giustizia riparativa e un "pentimento reale".

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