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Bignami svela le falle di Conte nella gestione del Covid. La sinistra diserta la seduta

Gaetano Mineo
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Forse i malpensanti cominciano ad avere ragione: la scelta del centrosinistra di abbandonare i banchi e non presentarsi in Commissione Covid potrebbe nascondere il timore di far emergere la verità su quanto accaduto durante la pandemia.

Un paradosso istituzionale che sa sempre più di fuga dal confronto: l’opposizione si sfila in blocco, lascia sola la maggioranza e poi denuncia un’occupazione delle istituzioni. Ieri è toccato a Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, dimessosi preventivamente da commissario per poter riferire sugli accessi agli atti promossi negli anni dell’emergenza, è stato ascoltato per circa un’ora e mezza. A interrogarlo, la collega Alice Buonguerrieri, con il presidente Marco Lisei (FdI) a dirigere i lavori. Un duello che l’opposizione ha definito una «commedia propagandistica», dimenticando che se l’audizione si è trasformata in un monologo è solo per la scelta di PD, M5S, AVS e Italia Viva di disertare l’aula.

 

Durissimo l’attacco di Buonguerrieri contro gli assenti: «Abbiamo aspettato a lungo, loro sono venuti a intermittenza ha detto - Di cosa hanno paura? Cosa nascondono? L’atteggiamento dimostra solo grande timore: lavorano per occultare la verità». Con la scelta dell’Aventino, il centrosinistra, e in particolare i 5 Stelle, al governo al tempo del Covid, ha rinunciato al contraddittorio. A tenere banco, le donazioni di mascherine alla Cina nel febbraio 2020: «Se il 12 febbraio il segretario generale dice che non giungono buone notizie sui dispositivi sanitari, è singolare che tre giorni dopo, da Brindisi, il ministro Di Maio inauguri una spedizione tra le 5 e le 18 tonnellate di dispositivi gratuiti verso la Cina», ha sottolineato Bignami. Il capogruppo di FdI ha poi insistito sul mancato aggiornamento del piano pandemico, ricordando che «l’Italia aveva violato le prescrizioni europee» e che anche il vecchio piano del 2006 «sarebbe stato utile per contenere il contagio». Sulla riluttanza della task force ad attivarlo, Bignami è stato netto: «Molti suoi componenti non ritenevano utile farlo, perché il mancato aggiornamento del piano aveva responsabilità evidenti. In pratica, si sarebbero autodenunciati».

 

Sul tavolo anche i verbali secretati, il caos acquisti e imancatitracciamenti dei passeggeri da Wuhan a Fiumicino. Di fronte a contestazioni puntuali, l’opposizione si è arroccata su cavilli formali fuori da Palazzo San Macuto. Surreale la mossa del capogruppo PD al Senato, Francesco Boccia, che ha chiesto una commissione d’inchiesta per indagare sul funzionamento della Commissione Covid stessa. Un paradosso: prima si diserta l’aula per non rispondere, poi si chiede un’altra commissione per lamentarsi che in aula hanno parlato solo gli altri. Accuse e minacce respinte dal presidente Lisei: «Mi hanno minacciato di denuncia, ora c’è quella di una commissione d’inchiesta sulla Commissione... ma sono sereno: questa presidenza ha garantito le opposizioni e ha sempre agito nel rispetto delle norme. I presidenti di Camera e Senato non hanno mosso alcuna censura».

 

Intanto Giuseppe Conte, capo dei 5 Stelle, ha liquidato il caso dicendo che la maggioranza «se l’è cantata e suonata da sola», dimenticando che per farlo è bastato occupare uno spazio che lui e i suoi hanno abbandonato. Un atteggiamento che potrebbe durare poco: l’ex premier è in calendario per essere ascoltato il 4 agosto. Ma per farlo dovrà, come Bignami, dimettersi da commissario. Se non lo farà, non potrà testimoniare, alimentando i sospetti di chi pensa che il centrosinistra stia facendo di tutto per non dire la verità.

In ogni caso, per Buonguerrieri i lavori della Commissione andranno avanti e la relazione finale «non sarà gradita alle opposizioni, ma non perché è una relazione che conterrà unaverità di parte, ma perché le verità che stanno emergendo saranno scomode alla sinistra».

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