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Garlasco, l'avvocata di Stasi telefona a Ore 14: "Quella parola non c'è"

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Valerio Castro
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Si chiude in modo scoppiettante la stagione di Ore 14 Sera, il programma condotto da Milo Infante su Rai 2. Puntata monografica sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco in cui non sono mancati colpi di scena e scontri verbali. Da una parte la sentenza di condanna ad Alberto Stasi. Dall'altra la Procura di Pavia che accusa Andrea Sempio.  "Una è quella che vede un condannato, Alberto Stasi, in un’indagine e in una serie di processi che raccontano errori mai registrati prima nella storia della giustizia italiana, con una condanna che alla fine, come ha sottolineato il giudice Vitelli, arriva dopo ‘un dubbio ragionevole’. L’altra verità vede impegnata la Procura di Pavia, che sta cercando da tanti mesi di arrivare a una verità che sia più ragionevole, che possa portare a far espiare la colpa al vero assassino di Chiara Poggi, per gli inquirenti è Andrea Sempio", sintetizza il conduttore. 

 

Il clima si arroventa quando viene mandata in onda una dichiarazione di Gianluigi Tizzoni, avvocato dei Poggi, del 12 marzo 2025, a pochi giorni dall’apertura della nuova indagine, dove aveva manifestato il suo scetticismo. Il legale di Stasi, Antonio De Rensis: ribatte: "E’ un inizio che ho sentito e risentito, 800 giudici hanno condannato Stasi, quattro l’hanno assolto, sono numeri paradossali. Ho sentito anche, non dal collega, che questa sia un’indagine al servizio della revisione, messa in piedi per arrivare a quello. Mai c’è stato un attacco così feroce nei confronti di una Procura, cose gravissime e inedite per me. Uso una metafora sfruttando una partita di calcio, qualcuno è andato negli spogliatoi a farsi la doccia e ha iniziato a schizzare acqua pensando che la partita fosse finita, ma ci sono anche altri in campo a giocare, l’indagine non è finita".

La collega di De Rensis, Giada Bocellari, non è presente in studio ma a sorpresa telefona in direttai: "In studio ci sono tre consulenti e nessuno dei nostri, ci terrei a fare un paio di precisazioni". La legale si rivolge subito alla giornalista Ilenia Petracalvina in merito al DNA sotto le unghie della vittima: "Non essendo stata fatta la quantificazione, non si può dire quanto DNA c’è né quanta degradazione c’è, dottoressa". Petracalvina legge allora uno stralcio della perizia Albani, e i legali di Stasi fanno notare che la parola "degradato" non è presente. 

 

Bocellari poi si confronta con Dario Redaelli, il criminalista e consulente di parte della famiglia Poggi, che afferma:  "Anche il mignolo di Stasi non ha abbastanza minuzie per essere attribuito a Stasi. Così come la traccia 33. Lei è molto brava a fare il suo lavoro, a noi risulta che neanche quel mignolo avrebbe delle minuzie riconducibili ad Alberto Stasi". L’avvocato replica: "A me non risulta che voi abbiate mai contestato le impronte per carenza di minuzie, nonostante aveste le fotografie, Dottor Redaelli ma se non c’è un contraddittorio con i nostri consulenti allora si confronti con me". Insomma, un botta e risposta continuo, colpo su colpo tra le parti coinvolte. 

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