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Garlasco, Marco Poggi: "Ferito dall'accusa di essere coinvolto nell'omicidio di mia sorella"

Foto:  Ansa 

Pina Sereni
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"L'accusa che mi ha ferito di più? Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l'illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque". Lo ha detto Marco Poggi in un passaggio dell'intervista esclusiva in onda questa sera a "Quarto Grado", condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero su Retequattro. Da chi si aspettava che venisse tolta questa illusione? "Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre su cui si è giocata per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara", aggiunge. Se c'è qualcosa che vuole dire a chi lo accusa. "Arrivare a una fine un po' di tutto. Adesso le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere", dice ancora Marco Poggi.

"Avete scoperto di essere stati intercettati alla chiusura delle indagini?", e un'altra delle domande rivolte al fratello di Chiara. "Siamo rimasti un po' dispiaciuti. Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro. Capiamo le domande dell'indagine, ma essere tenuto così in disparte ci ha amareggiato". "Sinceramente, mi aspettavo anche che all'apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente 'So che siamo convinti di altro'", spiega Poggi. E alla domanda se la famiglia ha ricevuto una lettera o una richiesta di aiuto privato da Alberto Stasi, che sta facendo la sua battaglia assolutamente legittima per dimostrare l'innocenza, risponde: "No, non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto. Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un poco".

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