Ecco come la Turchia aiuta i clandestini ad arrivare in Italia
Il migrante si aggancia sui social, poi il contatto sulle app di messaggistica Così arrivano le istruzioni per viaggio, partenza, documento, consegna e arrivo
Istanbul compare come base, passaggio e mercato nella filiera che vende ai migranti il viaggio clandestino verso l’Italia e l’Europa. Nei profili social analizzati da Il Tempo, infatti, è il punto di contatto tra rotte, facilitatori, documenti falsi e trasporti verso i Paesi europei. La Turchia entra anzitutto nella rotta che dal Pakistan porta all’Italia. Il percorso indicato parte da Quetta e attraversa Iran, Iraq, Turchia e Grecia prima di arrivare in Italia e poi in altri Paesi europei. Il viaggio dell’immigrazione clandestina, dunque, non è diretto, ma una sequenza di passaggi, attese e cambi di referente. Ogni tratto dipende da quello successivo e ogni spostamento viene gestito da soggetti diversi o collegati alla stessa rete. Nei profili monitorati, Istanbul compare come luogo dichiarato da chi offre documenti contraffatti.
Il gestore di un account Facebook legato alla vendita di documenti europei, indica Damasco come paese d’origine e Istanbul come luogo di vita. Nei contenuti pubblicati compaiono documenti di identità di varie nazionalità, visti ancora da compilare e la dichiarazione di poter produrre documenti in tutto il Paese. La stessa città ricorre in un altro profilo collegato alla vendita di passaporti, carte d’identità, patenti e permessi di soggiorno. Il soggetto si presenta sempre come originario della Siria e residente a Istanbul.
Nei post mostra le fasi di realizzazione di un permesso di soggiorno italiano e il documento falso è parte del ‘pacchetto viaggio’ offerto a chi vuole entrare illegalmente in Europa. Un ulteriore profilo dichiara ancora Istanbul come residenza e afferma di lavorare nell’ambito di viaggi e trasporti verso tutti i Paesi europei. Il 1 aprile 2026 pubblica una storia con video dimostrativi di documenti di varie nazionalità, tra cui una carta d’identità italiana. L’offerta tiene insieme due piani: muovere persone e costruire identità. Sui social compare anche un profilo che promuove la migrazione illegale dall’Africa verso l’Europa operando dalla Turchia, con riferimenti a rotte via terra e via mare verso Italia, Francia, Germania, Ungheria, Bulgaria e Grecia.
Il meccanismo usato dai facilitatori dell’immigrazione illegale verso l’Europa è sempre lo stesso. TikTok serve a mostrare, Facebook a offrire, WhatsApp e Telegram a spostare la trattativa lontano dalla vetrina pubblica. Prima il video, poi il contatto, poi le istruzioni. Il linguaggio è commerciale: viaggio, partenza, documento, consegna, arrivo. Vuol dire che il contatto pubblico sui social serve solo ad agganciare il migrante. Poi la conversazione viene spostata sulle app di messaggistica. Tra i contatti presenti sui profili compaiono riferimenti a WhatsApp, Telegram e Signal. È lì che passano le istruzioni operative: quando restare fermi, quando spostarsi, quale referente attendere, quando cambiare numero, quando non rispondere a chiamate esterne. Il profilo social, dunque, pubblicizza il viaggio e l’app privata gestisce il passaggio.
Nella rotta dal Pakistan verso l’Italia, i contatti associati ai profili vengono indicati come canali di riferimento. Alcuni risultano attivi su WhatsApp, altri compaiono su Telegram, con username o display name diversi. In un caso la stessa utenza è collegata a più piattaforme: Facebook, Telegram, Signal. Il migrante non incontra subito l'organizzazione. Prima entra in una chat. Da quel momento le informazioni arrivano a frammenti. Non viene consegnato l'intero percorso, ma si riceve la tappa successiva. La rotta da Quetta verso l'Italia, attraverso Iran, Iraq, Turchia e Grecia, viene gestita come una sequenza di contatti. Ogni passaggio può avere un referente diverso e ogni referente comunica solo il tratto che gli compete. Le app servono anche a isolare chi parte. Il messaggio ricorrente è non parlare con altri, non rispondere a numeri sconosciuti, avvisare se si cambia utenza. Il controllo del viaggio passa dal controllo del telefono. Chi perde il contatto perde la tappa successiva. Chi non risponde resta fermo e chi segue le istruzioni viene spostato avanti. E sulle rotte terrestri il sistema recluta anche conducenti. Sui social compare anche un'offerta rivolta ad autisti da impiegare nei passaggi tra Croazia e Slovenia. Il compenso promesso va da 15.000 a 30.000 euro. La tratta indicata si inserisce nella fase finale del percorso verso l'Europa centrale, dopo i passaggi precedenti gestiti da altri referenti.
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