Garlasco, "un copione da seguire". La criminologa Ursula Franco: dentro il linguaggio di Alberto Stasi
Il caso di Garlasco continua a sollevare molti interrogativi. Se da un lato la prima inchiesta si è conclusa con la condanna in via definitiva a 16 anni di carcere per Alberto Stasi, dopo ben 5 gradi di giudizio e due iniziali assoluzioni (in primo grado e in appello), dall’altro le nuove indagini della procura di Pavia a carico di Andrea Sempio, indagato con l’ipotesi di omicidio in concorso, potrebbero riscrivere la dinamica del delitto. Il condizionale è d’obbligo poiché, al momento, non vi sono elementi di evidente valore probatorio nei confronti del 37enne amico di Marco Poggi, il fratello della vittima, Chiara. Così com’è vero che l’ex studente bocconiano fu condannato al termine di un lungo e controverso processo indiziario, verosimilmente viziato da molteplici errori investigativi.
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Negli ultimi mesi, il crescente interesse mediatico per la tragica vicenda ha dato seguito a una serie di approfondimenti criminologici e valutazioni tecniche ad ampio raggio. Riletture che, al netto di eventuali e non pronosticabili sviluppi dell’inchiesta coordinata dal pm Fabio Napoleone, intendono offrire spunti nuovi e una pluralità di prospettive. In questo contesto si inserisce l'analisi della dottoressa Ursula Franco, medico, criminologa ed esperta di Statement Analysis, che ha esaminato la telefonata al 118 di Alberto Stasi il 13 agosto del 2007, giorno in cui venne uccisa Chiara Poggi, e il comportamento successivo adottato dallo stesso nelle ore successive al delitto. “Fortunatamente da qualche decennio possiamo avvalerci di una scienza chiamata Statement Analysis da applicare a telefonate di soccorso, intercettazioni, interrogatori, dichiarazioni scritte, interviste e lettere anonime”, spiega l’esperta a Il Tempo.
Dottoressa Franco, di recente si è parlato della telefonata, tragicamente nota, che Alberto Stasi fece al 118 dopo aver scoperto, secondo la sua versione, il corpo senza vita di Chiara Poggi. In base alla sua esperienza, cosa può dirci al riguardo alla telefonata?
“La telefonata di Alberto Stasi al 118 è ricca di informazioni. Il linguaggio è un riflesso della nostra percezione della realtà, la telefonata di soccorso fatta da Stasi ha fornito indicazioni sullo stato del rapporto tra lui e Chiara Poggi al momento dei fatti. Nella telefonata Stasi ha definito Chiara Poggi “una persona”, un dato che ha trovato conferma nelle intercettazioni. Il contenuto della telefonata al 118 non è infatti un dato da leggere a sé. Un caso indiziario va processato nella sua interezza. E Stasi, dopo quella telefonata, è stato coerente”.
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Stasi non attese l’arrivo dei soccorsi, ma si diresse subito in caserma. Come spiega questo comportamento?
“Non solo non si accertò del numero civico di casa Poggi e non attese l’ambulanza, invitò invece i soccorritori ad una caccia al tesoro e si recò dai carabinieri per un colloquio di nessuna utilità. L’analisi comportamentale ci dice che Stasi aveva un copione da seguire in seguito alla “scoperta” del corpo: chiamare il 118 e andare dai carabinieri. Infine, Stasi non disse all’operatore di essere entrato in casa Poggi poco prima di quella telefonata e di aver trovato il corpo di Chiara. Non l’ha fatto, come non l’ha fatto quando ha parlato al telefono con l’avvocato Giarda riguardo alla tempistica".
Cioè?
“Nella telefonata con l'avvocato Giarda, fornì una risposta non convincente perché ricca di pause ed auto censure. Non è riuscito a pronunciare la parola “casa” per intero se non per bocca di altri, ovvero quando ha citato gli inquirenti. Stasi al suo difensore non ha detto di essere entrato in casa Poggi, ha detto invece “facevo i movimenti” e poi ha detto “Appena… appena vista son scappato via”, che non equivale ad “Appena ho visto Chiara a terra sono scappato via”.
E riguardo alle dichiarazioni rese ai carabinieri?
“Per esprimermi sul contenuto delle dichiarazioni di Stasi ai Carabinieri avrei bisogno di una videoregistrazione. Personalmente tendo ad escludere che Stasi abbia mai affermato in modo credibile di essere entrato in casa Poggi prima della chiamata di soccorso e dunque non poteva conoscere la scena criminis se non perché autore del reato. E, se così fosse stato, non sarebbe stato necessario analizzare le sue suole delle scarpe, quelle dei soccorritori e tantomeno fare esperimenti in merito alla camminata nell’ambito della scena criminis. Aggiungo che il fatto che i carabinieri abbiano preso la pressione arteriosa a Stasi non è un dato che lo scagiona perché non può leggersi univocamente. Nell’ottica della sua colpevolezza de facto, quella sancita dalla Suprema Corte, Stasi non stava bene non per lo shock del ritrovamento, egli infatti non disse di essere entrato in casa, ma perché, da circa 5 ore, essendo l’autore dell’omicidio, era in preda allo stress dovuto al timore di venir smascherato. Infatti, non solo le vittime sopravvissute ad un reato violento, ma anche gli autori manifestano i sintomi della cosiddetta Sindrome Generale di Adattamento (GAS), una reazione fisiologica ad un evento stressante”.
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Cosa s’intende per GAS?
“La GAS è un processo in tre fasi che l'organismo attraversa quando è sotto stress: Allarme, Resistenza ed Esaurimento.
1) Fase di reazione, anche detta fase di allarme, durante la quale vengono rilasciati corticoidi, adrenalina e noradrenalina per indurre una risposta di "attacco o fuga" che consente all'organismo di affrontare la minaccia.
2) Fase di resistenza, al termine di una situazione di stress, l'organismo entra in una fase di recupero per raggiungere lo stato pre-stress.
Quando lo stress è prolungato, l'organismo non è in grado di riprendersi e continua a rilasciare corticoidi, adrenalina e noradrenalina. Disturbi allo stomaco e all'intestino come nausea, vomito, diarrea e gonfiore sono sintomi di questo stato di allerta prolungato.Un assassino si trova in uno stato di allerta prolungato a causa della paura di essere catturato. Lo stato di allerta gli impedisce di dormire ed è rilevabile nei suoi comportamenti e nel suo linguaggio.
3) Fase di esaurimento, quando lo stress è cronico il soggetto manifesta sintomi come depressione, ansia e affaticamento".
Quali elementi potrebbero essere indicativi di un eventuale stato di stress in cui versava Stasi?
“La pletora di telefonate che Stasi fece a Chiara dopo l’omicidio, peraltro in modalità diverse, e il fatto che abbia scavalcato il muro di cinta della villetta sono una riprova dello stato di stress nel quale versava. Stasi ha dichiarato a sommarie informazioni “Ricordo che la sera prima, quando ci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Groppello Cairoli in una casa di riposo”, e dunque perché tempestò Chiara di telefonate? Perché scavalcò il muro di cinta della villetta?"
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Ursula Franco è medico, criminologo e Statement Analyst, è stata allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Si occupa di ricostruire la dinamica omicidiaria attraverso l’analisi della scena criminis e delle risultanze autoptiche per la Cold Case Foundation, un’associazione americana capitanata dal Profiler dell’FBI Gregory M. Cooper.
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