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Migranti, sbarchi calati del 34 per cento: il piano del governo funziona

Mentre la Ue prepara un accordo con l’Egitto, sul modello di quello con la Tunisia promosso dall’Italia, gli sbarchi sulle coste italiane continuano a calare. Negli ultimi quattro mesi si è registrato un -34% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Significa oltre 13mila migranti in meno. Il trend è chiaro, tanto che se proseguisse su questa china a fine 2024 gli arrivi tornerebbero a un livello accettabile, praticamente in linea con gli anni precedenti al 2023, che come sappiamo ha visto un esodo imponente verso nord delle popolazioni dell’Africa centrale e subsahariana. Come ha sottolineato pochi giorni fa la commissaria Ue agli Affari interni Ylva Johansson, in audizione al Parlamento europeo, «le partenze di migranti dall’inizio di ottobre sono diminuite in modo significativo, nella misura dell’80-90% rispetto alla precedente parte dell’anno scorso».

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Johansson ha sottolineato l’importanza del memorandum sottoscritto nel luglio scorso da Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen con il presidente tunisino Kais Saied, perché a differenza di altri accordi stavolta è stato espressamente inserito il capitolo che riguarda i migranti. Solo qualche anno fa la Tunisia era principalmente un Paese di origine, non un Paese di transito di migranti.

«Questa cosa è cambiata molto e non sono attrezzati ad affrontare questa situazione», ha aggiunto Johansson, ricordando che nel 2023 «le partenze sono salite di oltre il 200% rispetto al 2022 e del 400% rispetto al 2021. Sono sempre più un Paese di transito, sono sottoposti ad una pressione migratoria significativa e si trovano in una situazione economica complicata». Come detto, gli effetti evidenti del calo di partenze dall’Africa, e di conseguenza anche di sbarchi in Italia, si sono iniziati a vedere da ottobre scorso, quando sono arrivati sulle nostre coste 10.277 migranti (13.492 nel 2022). A novembre 8.317 a fronte di 9.061 dello stesso mese dell’anno precedente, a dicembre 5.237 contro 10.788, a gennaio 1.303 contro 4.453. Considerando solo l’ultimo mese, quindi, il calo è del 70%.

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Il fatto che la Tunisia adesso stia fermando i migranti diretti in Italia fa sì che il primo Paese di partenza sia tornato la Libia, con 994 persone che si sono imbarcate a gennaio rispetto alle 309 dalla Tunisia. L’azione del governo italiano sul tema immigrazione non guarda solo all’Africa. Si possono tracciare almeno altre due direttrici. La prima è l’accordo con l’Albania, che in settimana è stato approvato alla Camera nell’attesa del via libera da parte della Corte costituzionale di Tirana. La creazione di due centri dove accogliere i migranti, gestiti dall’Italia, può fare scuola anche nel futuro, tanto che altri governi europei hanno fatto sapere di stare studiando soluzioni simili. L’altro aspetto di cui tenere conto è la rotta balcanica. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha avuto recentemente un trilaterale a Buzet con i suoi omologhi sloveno e croato. «Il formato trilaterale - ha detto è una iniziativa innovativa e costituisce un modello di dialogo operativo e strategico che continua a funzionare e può essere di impulso per una più efficace collaborazione anche con altri Paesi dell’area. Ci siamo confrontati e aggiornati sulla situazione dei flussi lungo la rotta balcanica. È emerso che la rotta in questione, resta un percorso attrattivo, oltre che per i migranti, anche per le persone pericolose per la sicurezza nazionale, che possono infiltrarsi in corridoi criminali già utilizzati per altre attività illecite». I controlli alla frontiera con la Slovenia sono stati prorogati grazie alla sospensione di Schengen. 

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